Un Giro d’Italia tra piste e montagne: tutte le tappe

  

Avvenire

È un Giro duro ma non durissimo, veloce per tre quarti, con un finale tosto che potrebbe solleticare i palati fini di Paul Seixas e Isaac Del Toro, ma anche di Remco Evenepoel. È un Giro moderno, che rincorre la storia. È un Giro che corre in pista e che potrebbe far sorridere persino uno come Kimi Antonelli, il neo iridato della F.1, visto che in questa edizione la corsa rosa attraverserà sia l’Autodromo Marco Simoncelli di Misano sia quello del Mugello, per arrivare perfino a quello di Monza. Tre circuiti per un Giro che si deciderà però, come sempre, in montagna, e che montagne, visto che ci sarà una doppia scalata del Mortirolo, il Gavia (cima Coppi, 2.618 metri), e lo Zoncolan.

Come sempre il Giro è bello, questo in particolare, perché sorride a tanti per due settimane, che si spera di battaglia, e lascia che si decida nella terza e ultima, con salite che parlano da sole: Gavia, Mortirolo, Zoncolan. Basta la parola. Le parole, però, stanno a zero se al via non si presentano i corridori, quelli buoni. Non dico nulla di nuovo, è un adagio vecchio quanto il ciclismo e il Giro d’Italia: le corse le fanno i corridori. La corsa rosa non ha nulla da invidiare ai cugini d’Oltralpe, il cast di partecipazione sì.
Si spera che venga Isaac Del Toro, che la corsa rosa l’ha sfiorata nel 2025. Così come si spera in Paul Seixas, la speranza di Francia che sulle nostre strade ha appena vinto il Lombardia. Al lavoro c’è da qualche mese (dal 1° settembre, ndr) il nuovo direttore del Giro, Luca Guercilena, che ha lasciato scrivania e ammiraglia della Lidl-Trek per salire a bordo di RCS Sports & Events. Il Giro numero 110, svelato ieri a Roma via social e streaming, ha piazzato un giorno in Slovenia per stuzzicare Pogacar (che ha già annunciato che farà Tour e Vuelta). Ci saranno 57 chilometri contro il tempo per invogliare Evenepoel, e il Giro ha concentrato in tre tapponi la maggior parte del suo dislivello per solleticare l’ultimo vincitore, Vingegaard.
Si reciterà dall’8 al 30 maggio: da Trieste a Roma, scendendo lungo il litorale adriatico, toccando Napoli come punto più a sud, prima di risalire dal versante opposto e concentrarsi al Nord, entrando e uscendo, come già detto, da tre autodromi (Misano, Mugello e Monza). Due crono, una di oltre 19 chilometri per scalatori in Abruzzo e l’altra di quasi 38 da Monza a Milano, e sette giornate di montagna con arrivi all’insù: un paio in Appennino per agitare la classifica (Sassotetto il quinto giorno, l’inedito Zum Zeri, fra Liguria, Toscana ed Emilia, il dodicesimo), una tosta (Pian di Bobbio) e tre da far girare la testa sulle Alpi per definirla: l’Aprica, dopo aver scalato il Gavia e due volte il Mortirolo; Madonna di Campiglio, dopo quattro passi; e lo Zoncolan. Cartine alla mano, il dislivello (50.250 metri) è nettamente inferiore a quello del Tour, anche se la nostra settimana conclusiva è molto nobile e, speriamo, godibile tanto quanto quella dei nostri cugini.
Detto dei corridori che potrebbero animarla, passiamo a chi potrebbe condizionarla, e qui ci siamo noi. Noi italiani, con Davide Piganzoli, 8° un anno fa dopo aver aiutato capitan Vingegaard ad arrivare in rosa a Roma. Assieme al valtellinese, che quest’anno potrebbe tornare con i galloni del capitano, potrebbero esserci Giulio Pellizzari e Giulio Ciccone, entrambi già protagonisti sulle strade rosa. Per il 23enne marchigiano potrebbe trattarsi della quarta partecipazione consecutiva: si era messo in evidenza al debutto nel 2024, quando solo un super Pogacar gli tolse la gioia di un successo di tappa, e nel 2025 fu ottimo 6° nonostante fosse al servizio del capitano Roglic, poi costretto al ritiro.
Giulio Ciccone, che non è più un ragazzino, molto probabilmente correrà con maggiore leggerezza, visto che ha deciso di cambiare aria anzitempo: dalla Lidl-Trek alla Pinarello-Q36.5. Il prossimo anno farà coppia con il britannico Tom Pidcock, anche se al Giro potrebbe tornarci come capitano unico. A 32 anni non può chiaramente essere considerato un ragazzo di primo pelo, ma le sue ambizioni restano intatte, tanto è vero che è ostinatamente convinto di essere adatto anche a competere per la classifica generale (in carriera non ha mai ottenuto una top ten, ndr), nonostante i migliori risultati quest’anno li abbia sempre ottenuti nelle corse di un giorno, come al Mondiale (9°), all’Europeo (2°) e al Lombardia (3°).
Se Ciccone torna a pensare alla classifica generale, anche Jonathan Milan potrebbe tornare al Giro, mentre è presto per sbilanciarsi sul suo nuovo compagno di squadra Filippo Ganna, passato da Netcompany-Ineos proprio alla Lidl-Trek. Per questo Giro c’è anche una suggestione, forse fin troppo ardita, legata al nome di Lorenzo Finn, 20 anni da compiere il 19 dicembre, sbarcato nel WorldTour con la Red Bull di Pellizzari ed Evenepoel dopo essere stato iridato nel 2024 (juniores, a Zurigo) e nel 2025 (Under 23, a Kigali, in Ruanda). Nel 2026 ha vinto sia il Giro Next Gen sia il Tour de l’Avenir, una doppietta che non si vedeva dal 1973. Chissà se lo vedremo al Giro…

Domenica speciale per il basket siciliano in Serie B Nazionale! Nel weekend appena concluso, la Siaz Piazza Armerina ha firmato una vera e propria impresa show, sbancando il PalaLeonessa della capolista Brescia con un nettissimo 61-80


Domenica speciale per il basket siciliano in Serie B Nazionale! Nel weekend appena concluso, la Siaz Piazza Armerina ha firmato una vera e propria impresa show, sbancando il PalaLeonessa della capolista Brescia con un nettissimo 61-80...

Un dominio totale per il quintetto di Crotti[cite: 1, 6], capace di unire una difesa impenetrabile a ben 5 uomini in doppia cifra[cite: 1, 6], mettendo in scena una serata speciale e praticamente perfetta[cite: 1]. Il parquet della favorita Brescia è stato espugnato di prepotenza, confermando la Siaz Piazza Armerina come una solida realtà in questo avvio di stagione

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Perché Kimi Antonelli è un campione formato famiglia

 

Avvenire

Andrea Kimi Antonelli campione del mondo di F1. A venti anni e 68 giorni è il più giovane a fregiarsi del titolo iridato e per l’Italia rappresenta un fatto storico visto che l’ultimo titolo conquistato fu quello di Alberto Ascari nel 1953, ovvero 73 anni fa. Il successo di Antonelli è il frutto di una scommessa di Toto Wolff, il team principal di Mercedes, che ha voluto il giovane bolognese nella sua squadra. Quando Lewis Hamilton annunciò il passaggio alla Ferrari nel 2025, Wolff non ebbe dubbi e mise Antonelli in prima squadra. Una scommessa azzardata, errori da debuttante nella prima stagione per Antonelli ma la stoffa del campione c’era tutta: «Correva in F4 e dissi che sarebbe diventato il primo italiano campione del mondo di F1 dopo tanti anni. Mi presero per pazzo o ubriaco, ma avevo visto giusto e oggi questo risultato ripaga quella scelta» dice ancora oggi emozionato il manager austriaco che per fine anno ha predisposto la sua uscita dal vertice del team delegando alcune funzioni. Ma come si spiega questa esplosione che ha portato Antonelli a battere tutti i record, dal più giovane campione del mondo al più giovane vincitore a Monza del GP d’Italia (e anche qui era dal 1968 che in pilota italiano non vinceva in casa), al più giovane vincitore del GP Monaco, al più giovane in pole position e via di record su record, tanto che il detentore del precedente primato, Sebastian Vettel, quattro volte campione del mondo di F.1, ha voluto omaggiarlo: «Bravo Kimi, sei stato perfetto, hai dimostrato di saper gestire la pressione, saper gestire una monoposto, senza una sbavatura, hai battuto il mio record ma hai mostrato di avere tante altre qualità, hai meritato questo trionfo». 

Perché di trionfo si tratta: 9 vittorie, 7 pole position, un mondiale concluso con una gara tattica simbolo di una stagione. Gli sarebbe bastato un nono posto e racimolare due punti, invece da quarto, dietro a Leclerc con la Ferrari e al duo di testa Verstappen, poi vincitore, e Hamilton, 11 titoli iridati in due, Kimi non si è accontentato. Ha saputo gestire le gomme con un ritmo unico, nell’arco di due decimi ogni giro per 40 giri di fila, e alla prima occasione ha superato Leclerc con una manovra al limite per diventare terzo e salire sul podio. Poteva risparmiarselo il sorpasso dove ha rischiato, ma aveva visto lo spazi e si è buttato dentro. Ha avuto ragione e l’immagine simbolo è proprio quella in cui Verstappen ed Hamilton lo hanno preso in spalla a sancire una superiorità, una bravura e una classe che da un ragazzo di appena 20 anni nessuno si aspetta. Perché il segreto di Kimi Antonelli è l’aver saputo trasformare la pressione in energia senza perdere lucidità e naturalezza. Ha dimostrato che si può essere giovanissimi senza essere immaturi «Gli do ancora la paghetta mensile – dice la mamma Veronica – deve sapersi gestire e capire che nessuno regala niente ma tutto si conquista». Antonelli ha dimostrato che si può essere ambiziosi senza essere arroganti, straordinari ed eccezionali pur restando normali e autentici. Kimi è un ragazzo che può e deve diventare un esempio per tanti ragazzi, un riferimento per una intera generazione che già nel tennis, con Sinner nel tennis, Jacobs nell’atletica passando per altri sport, l’Italia ha mostrato di saper produrre.
Ma soprattutto c’è un punto fermo per Kimi: la famiglia. Papà Marco, mamma Veronica, la sorellina Maggie, un gruppo sempre unito che dalle corse ha trovato sostentamento, pensando agli inizi di papà Marco nell’officina di Bologna Casalecchio quando preparava da solo le vetture turismo con cui la domenica correva in Italia. E l’abitudine al lavoro, la passione per le corse, non è venuta meno nemmeno alla vigilia del GP del Messico, quando papà Marco era nei box al Mugello a curare personalmente una vettura del suo team GT AKA prima di partire per il Messico e seguire da vicino un momento storico per l’Italia intera, che torna sul tetto del mondo con un pilota, un ragazzo e una famiglia che rappresentano al meglio un sentimento nazionale positivo da trasmettere al mondo intero, perché tutti, nessuno escluso, ha avuto da ridire su questo titolo, su Kimi e la sua attitudine: “Bravo Kimi sei campione del mondo” gli hanno detto via radio e lui, piangendo, ha solo ringraziato tutti per il supporto. La chiave di volta della stagione? Di sicuro le nuove regole con i motori elettrici così complicati e uno stile di guida diverso dal passato. Kimi è stato il più rapido a capire come sfruttare la sua Mercedes, cosa che il compagno di squadra George Russell, non è stato in grado di fare, tanto da pagare pegno e scivolare addirittura in quarta posizione nella classifica iridata. «I giovani d’oggi sono più bravi e rapidi nell’uso di queste tecnologie – dice ancora Toto Wolff – e mi aspetto che la prossima generazione sarà ancora più brava e rapida nel saperle usare. Non mi stupisce che con un regolamento tecnico così complicato, sia stato il più rapido ad apprendere come sfruttare al meglio la vettura». Dice di lui Stefano Domenicali, Ceo di Liberty Media, il promoter del campionato di F1. «Ha mostrato talento, coraggio e determinazione, mi ha riempito di orgoglio vedere Kimi diventare il primo campione del mondo italiano dopo 73 anni, credo che una nazione intera aspettasse questo momento che rappresenta il vertice dello sport automobilistico mondiale. Kimi, un ragazzo bolognese che ha saputo catturare l’immaginazione e il tifo di milioni di tifosi in giro per il mondo, mostrando a tanti ragazzi che i sogni, lavorando e impegnandosi, possono diventare realtà. Credo proprio che tutta la comunità di F1 possa condividere questa gioia con lui, la Mercedes e la sua famiglia per questo risultato straordinario». Kimi Antonelli, un ragazzo normale che fa cose eccezionali. Il succo è tutto qui.

Sassuolo-Fiorentina 2-4 / Sassuolo colabrodo, la Fiorentina lo ribalta: torna a vincere e inguaia Aquilani

 


Gazzetta
Ai neroverdi non basta un ottimo Laurienté: Pellegrino, Njie, Mastantuono e Valdepenas ribaltano la squadra con la peggior retroguardia del campionato
Con un lunedì sera così, anche il giorno più grigio della settimana assume tutt’altro sapore. Giocate, gol, rimonte e controrimonte: Sassuolo e Fiorentina offrono spettacolo nel posticipo del “Monday night”. Si inseguono, si colpiscono a vicenda e alla fine a sorridere è la squadra di Vanoli. Che ottiene una vittoria importantissima e smuove le acque di una classifica prima di stasera torbida, uscendo dalla zona retrocessione. Al Mapei Stadium finisce 2-4: neroverdi avanti con Laurienté e ripresi da Pellegrino allo scadere del primo tempo, poi Njie, ancora Laurienté, Mastantuono e il poker finale di Valdepenas. La Viola conquista quella che sarebbe stata un po’ una sfida del cuore, se sulla panchina viola fosse rimasto saldo Fabio Grosso. L’ex che fino a qualche mese fa aveva convinto la famiglia Commisso di strapparlo al Sassuolo. Di fronte ad Alberto Aquilani, che proprio da Firenze aveva avviato il suo percorso da allenatore: 3 anni sulla panchina della Primavera viola, 3 Coppe Italia e 2 Supercoppe di categoria conquistate. Il presente, però, dice che sulla panchina della Fiorentina è tornato Paolo Vanoli dopo la salvezza ottenuta lo scorso anno e la mancata conferma successiva. E la rincorsa è ripartita un’altra volta.

Kimi Antonelli diventa il più giovane campione del mondo di sempre

 MEXICO CITY, MEXICO - NOVEMBER 01: Race winner Max Verstappen of the Netherlands and Oracle Red Bull Racing and Second placed Lewis Hamilton of Great Britain and Scuderia Ferrari lift  2026 F1 World Drivers Champion and third placed Andrea Kimi Antonelli of Italy and Mercedes AMG Petronas F1 Team onto their shoulders on the podium during the F1 Grand Prix of Mexico at Autodromo Hermanos Rodriguez on November 01, 2026 in Mexico City, Mexico. (Photo by Clive Rose/Getty Images)

È aria fresca, luce dentro a un tempo che adesso porta il suo nome. Andrea Kimi Antonelli ride e piange, corre senza fermarsi come se alle sue spalle ci fosse ancora qualcuno da seminare. Ma non c’è più nessuno là dietro, perché un ventenne italiano è diventato campione del mondo di Formula 1. Eppure Kimi corre lo stesso: in Messico, tra le braccia della sua squadra, appena sceso da una Mercedes che durante la parabola di tutta la stagione gli ha concesso lampi di gloria purissima che ha saputo sfruttare con la calma di un veterano. L’uomo e la macchina, insieme. Perfetti come in ogni grande storia che la Formula 1 abbia mai raccontato. Questa, più di molte, destinata a riempire i libri del motorismo per sempre: diluvi di grandezza per un ragazzo che grande, nell’età, non è ancora. Arrivato nella massima serie a diciotto anni, subito con Mercedes, a sostituire chi, invece, è tra i più grandi di tutti i tempi: Lewis Hamilton. Un bambino nel sedile di un gigante, con tutta la pressione che ne consegue. Da lì un primo anno di alti e bassi, a prendere le misure con un mondo altro, e poi quest’anno – al via di un nuovo regolamento tecnico – subito davanti, subito veloce, imprendibile, puntato con i piedi dentro a un universo che non gli è mai più stato estraneo. Capace di prendersi la testa del Mondiale alla terza gara del campionato per poi non lasciarla più andare: cinque successi consecutivi come base solidissima per costruire il proprio trionfo, cuscino per proteggersi dai colpi dei problemi di affidabilità che lo hanno mandato al tappeto due volte, e poi ancora davanti, con nove vittorie totali e una costanza senza eguali, per definire il profilo perfetto di un titolo iridato vinto con quattro gare di anticipo sul finale della stagione.

Gazzetta

Gp del Messsico, Kimi Antonelli è Campione del mondo - 011126