Unahotels, il debutto è amaro: Trento passa al PalaBigi 83-78

  

di Alessia Marconi

REGGIO EMILIA – Inizia la stagione 2026/2027 con la Unahotels che apre le danze contro l’Aquila Basket Trento. Si comincia con Barford, Visconti, Severini, Ogbeide e Smith che vanno sul primo possesso.

La prima palla è però della formazione ospite che nonostante un buon attacco, non trova il canestro. E’ Luca Severini a trovare la prima tripla di questa partita, alla quale viene risposto a tono dall’attacco ospite che si porta avanti 3-7 dopo pochi secondi. Barford costruisce un tiro rocambolesco e tiene i compagni in ritmo, nonostante qualche ingenuità in attacco.

Va a segno anche Visconti, ma l’impressione è che serva alzare l’asticella per gestire la fisicità dell’attacco ospite. 

Entra Edwards, ma Priftis chiede un timeout sul 8-14, per provare a riorganizzare i suoi uomini. L’ingresso di Echenique gli costa subito un fallo, mentre l’attacco biancorosso continua a faticare. La difesa si inceppa e viene puntualmente sanzionata, con la Unahotels che si ritrova in bonus con ancora tre minuti sul cronometro. Piovono fischi a ripetizioni ai danni dei biancorossi, che vanno sotto di dieci punti. Speedy Smith subisce un fallo che manda in bonus la squadra ospite e può segnare due liberi che pesano come macigni. Rossato serve un assist sontuoso a Severini, che ne segna altri due, ma la strada sembra tutta in salita. Si chiude 18-26.

Unahotels -Aquila Basket Trento, PalaBigi Reggio Emilia 26 settembre 2026 (foto Pallacanestro Reggiana)

Si riprende con una rimessa per la Unahotels, che trova subito il canestro per mano di Lorenzo Uglietti, mentre la difesa prova a stringere le maglie sul prorompente attacco ospite.

Edwards subisce un fallo su tiro e porta a casa due liberi che ricuciono appena la distanza, ma la formazione ospite sembra essere sempre un passo avanti. Uglietti prova a prendere i compagni per mano, nel momento di massima confusione. Reggio è a -7 e fatica tremendamente a tenere il passo di una partita che sembrava fuori portata già dai primi minuti. Gli sforzi in difesa sembrano non bastare, altra azione, altro canestro subito. Ma Barford non ci sta e trova un canestro e fallo su tiro da tre punti che ridà ossigeno agli uomini di Priftis. L’attacco si affida a Barford per provare ad ingranare la marcia giusta, ed è proprio una tripla dello stesso Barford a ricucire lo squarcio 32-39. Ogbeide commette il suo terzo fallo a tre minuti dall’intervallo lungo, mentre nonostante una tripla di Smith, i biancorossi continuano ad arrancare senza riuscire ad approfittare delle ingenuità degli avversari. Due liberi del solito Barford accorciano il divario 38-41, ma l’inerzia è tutta nelle mani di Trento che scappa di nuovo via, sfruttando al meglio un fallo in attacco di Rossato e tutti i punti ciechi della difesa della Unahotels. Con uno scatto d’orgoglio, Rossato si va a prendere la tripla del 41-46, riaccendendo le speranze dei padroni di casa che vanno negli spogliatoi 43-46.

Unahotels -Aquila Basket Trento, PalaBigi Reggio Emilia 26 settembre 2026 (foto Pallacanestro Reggiana)

Si riprende con una rimessa per Trento, che perde palla e consente ai padroni di casa di costruire subito in attacco: il tiro di Smith viene respinto dal ferro, ma c’è un fallo della difesa e stavolta è Barford a segnare. Ma arrivano palle perse in sequenza, nonostante gli sforzi evidenti di attacco e difesa. Segna Thor, la musica però è sempre la stessa. Ogbeide commette il suo quarto fallo, la difesa non riesce a tenere sotto controllo un attacco instancabile. Rossato trova un’altra tripla e Barford subisce fallo su tiro da tre: fa 2/3 il numero 0 biancorosso, finora miglior marcatore tra le fila biancorosse. Sul 55-60 viene chiesto un altro timeout dalla panchina reggiana, per cercare di riordinare le idee, in quella che potrebbe risultare essere la parte fondamentale di questa difficilissima partita. Arrivano due triple consecutive di Rossato e dopo due liberi di Bigelow il punteggio è 61-62, ma arriva il quarto fallo anche di Uglietti. Smith tenta la tripla a fil di sirena che però non va a segno. Si va all’ultimo periodo proprio 61-62.

Si riprende con una rimessa per la Unahotels che segna subito per mano di Riccardo Rossato, Trento non smette di segnare, ma anche Barford risponde a tono, sempre dalla lunga distanza. Barford serve Thor che segna e accende il Palabigi che esplode su un ulteriore canestro di Thor che porta avanti la Unahotels 70-68. Ma anche nei momenti di grande slancio, i biancorossi non sembrano riuscire a trovare la quadra per approfittare dei punti ciechi della difesa avversaria. Segna ancora Barford e la Unahotels ora è avanti 73-71, con la palla in mano: Echenique subisce fallo ma non riesce a segnare nessuno dei tiri liberi a disposizione. Smith subisce un contatto e va  a terra, lamentando un dolore al ginocchio. Trento approfitta della confusione generale per allungare di nuovo, ma Rossato non arretra di un centimetro e segna ancora nonostante venga fischiato anche il suo quarto fallo. Severini segna la tripla del 78-77, ed è ormai chiaro che il finale di questa partita si deciderà negli ultimissimi minuti. Trento passa in vantaggio di nuovo, gli animi tesissimi sia da una parte che dall’altra. La Unahotels perde palla, mentre rientrano Smith e Ogbeide, con il cronometro che vola pericolosamente verso lo 0. La Unahotels deve arrendersi all’Aquila Basket Trento per 78-83.

stmpareggiana.it

Roberto Mancini inventa un'altra Italia e reagisce alla falsa partenza col Belgio all'Olimpico, con una sonante vittoria a Bursa: il 4-1 alla Turchia

 

Ansa

4-1 alla Turchia premia il coraggio di puntare sui giovani - Kayode e Sebastiano Esposito all'esordio azzurro -, peraltro unica via percorribile.

Non era uno spareggio, si era precipitato a dire il ct prima del fischio di inizio, ma di fatto la vittoria contro la nazionale di Montella allontana il pericolo dell'ultimo posto e della retrocessione alla B di Nations League.

Soprattutto, risultato e prestazione (primo tempo di dominio, secondo di sofferenza e maturita') sono una boccata d'ossigeno e regalano tempo alla ricostruzione pensata dal ct. La Turchia, per di piu' priva del suo regista Calhanoglu, non e' il Belgio, e la Francia venerdi' a Parigi sara' banco di prova piu' severo; ma neanche l'Italia e' stata la squadra timida e imbelle di venerdi' a Roma. Tra le note positive, la verve di Sebastiano Esposito (con il fratello Pio a rievocare storiche coppie azzurre: l'ultima dal 1' insieme nel 1915, i Cevenini), il gol del debuttante Kayode, un Tonali in crescita. E poi il gol che ha aperto le marcature, di Bastoni, tornato in azzurro a sei mesi dalla notte buia di Zenica. A dar ragione a Mancini e' poi un'idea complessiva di gioco, pensata e realizzata, che ha tenuto all'angolo la Turchia per tutto il primo tempo: il 3-0 che lo ha chiuso poteva essere addirittura più tondo.

Mancini cambia otto undicesimi rispetto al Belgio, ed e' decisamente un'altra nazionale non solo nei nomi. Bastoni e Scalvini sono coppia centrale piu' solida, Kayode a destra e Ruggeri a sinistra spingono e coprono; Tonali al centro del gioco e' piu' tonico, assistito agli esterni dal Frattesi argento vivo di questo inizio stagione e da Fagioli che ragiona palla al piede. Davanti, Raspadori completa il trio nel quale spicca il duo Esposito. Dall'altra parte, Montella privo di Yldiz oltre che di Calha si schiera con un 3-4-3, affidandosi all'estro di Arda Guler. Ma sotto la pioggia di Bursa l'Italia morde subito: reparti piu' stretti, aggressione piu' rapida, palleggio che via via cresce. Raspadori va al tiro dopo soli 5', ma libero a destra in area apre troppo la traiettoria. Il controllo del campo e del gioco si concretizza al 9': Frattesi pesca bene Pio Esposito sul limite, il destro al volo e' parato in angolo e sulla battuta, Bastoni a centroarea ruba il tempo alla difesa e alza sotto la traversa per 1-0. La Turchia alza la pressione e l'Italia arretra, ma la palla buona per il raddoppio capita sui piedi di Pio Esposito al quarto d'ora: il centravanti liberato da un rimpallo Frattesi-Celik esita davanti al portiere e si fa anticipare al momento della battuta decisiva. Gli azzurri si fanno perdonare agli occhi di Mancini con l'azione del 2-0, corale e tecnica: la fitta rete di passaggi di prima al limite libera da sinistra a destra Kayode, sul tiro il portiere non trattiene e Frattesi sul secondo palo infila in rete al 22'. Subito dopo ci prova Uzun, ma il primo tiro dei turchi e' una svirgolata alta. Ma al 26' l'Italia mette il sigillo: l'azione e' fotocopia di quella del raddoppio, la chiude col destro Kayode servito da Pio Esposito in posizione identica; 3-0 e la Turchia è al tappeto. Il colpo si sente, la squadra di Montella non riesce a imbastire azioni degne del nome, e non solo per il pressing azzurro.

Attorno alla mezzora e' ancora Raspadori ad alzare di sinistro su assist di Ruggeri, poi e' il turno al tiro di Sebastiano Esposito - fino ad allora vivacissimo a sinistra: cross di Kayode e destro al volo alto. Al rientro, Mancini cambia solo Cambiaghi per Raspadori, mentre Montella ridisegna difesa (fuori Demirali, in gran sofferenza con Pio Esposito), centrocampo e attacco con tre innesti: partenza forte della Turchia, che accorcia dopo 1' su errore della difesa azzurra, sorpresa dal cambio gioco su Aidin che pesca solo in area Ylmaz. Ma al 5' ci pensa Pio Esposito di testa a ristabilire le distanze: sul tiro di Tonali respito dal palo il tuffo di testa e' vincente. Il 4-1 spegne in parte l'ardore turco, e fortuna azzurra che sul sinistro in rete di Ylmaz al 10' Aidin e' sulla linea del pallone in fuorigioco, e l'arbitro annulla. La Turchia schiaccia l'Italia nella sua area, e al 20' il ct manda in cambo Doumbia per Sebastiano Esposito per dare sostanza al centrocampo, spostando Frattesi sulla linea degli avanti. La stanchezza pesa sulle due squadre, le distanze si allungano e al minuto 26 nel giro di 60'' sfiora il gol prima Kayode, su fuga di Cambiagi, e poi Ylmaz, murato da Scalvini in area, A un quarto d'ora dalla fine Mancini blinda l'Italia con Scamacca per Pio Esposito e Romano per Fagioli. Nel finale Arda Guler inventa per la prima volta, sotto porta Akturkoglu spreca sparando alto sottoporta. La difesa azzurra controlla Arda Guler e via via spinge la partita al fischio finale. Appuntamento venerdi', in casa di Zinedine Zidane.

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La prima della Pallacanestro Reggiana è una doccia fredda

  

Sono gli ospiti che cercano di tirare il primo strappo alla gara sfruttando l’atletismo di Bayehe e le accelerazioni degli esterni D.Brown ed Olivari, volando sul 14-24 grazie anche al contributo di Bigelow. Ci pensano allora gli esterni Barford e Smith a caricarsi la UNA Hotels sulle spalle, riportandola vicina a un possesso di distanza sul finale del primo tempo, con Rossato che risponde poi a Bertini chiudendo i 20’ iniziali sul 43-46. Con Charles e Darius Brown, la Dolomiti Energia riesce a respingere inizialmente gli assalti dei cecchini Thor e Rossato mantenendo il controllo del match, fino a quando proprio Rossato infiamma il PalaBigi con le due triple consecutive che valgono il sorpasso sul finire del terzo quarto (61-60). Successivamente, le squadre si scambiano continui sorpassi e controsorpassi, con Olivari che si riaccende annullando gli effetti di una bomba e di un’incursione di Rossato firmando due triple consecutive (75-77 a 3’ dal termine). Proprio il numero 8 bianconero, in seguito, spegne l’entusiasmo biancorosso acceso da una tripla di Severini e Bigelow in contropiede punisce un errore di Barford con il libero del +3. Nei minuti finali, Barford e Thor falliscono i tentativi dall’arco che sarebbero valsi il riaggancio e Darius Brown si invola in contropiede per appoggiare il canestro che sigilla la contesa sul 78-83.

I bianconeri sono stati guidati dai 23 punti e 7 rimbalzi di Olivari, i 13 punti e 7 rimbalzi di Bigelow e gli 11 punti di Bayehe. Ai biancorossi non sono bastati i 22 punti e 6 rimbalzi di Barford, i 16 punti di Rossato e i 10 punti a testa di Thor e Severini.

Lega Basket

Male con il Belgio la prima di Nations League della Nazionale del redivivo "Mancio". Più ombre che luci, evitata la goleada grazie a Donnarumma. Lunedì sera c'è la sfida con i turchi di Montella

  


La prima del Mancini bis, Italia-Belgio 0-2, non giriamoci troppo intorno, è una serata da dimenticare. La Nazionale dell’ex Mancio d’Arabia è sembrata la sua Samp, quella delle ultime stagioni in B, confusa e infelice, e perdente seriale: la Marassi doriana è il nuovo Bengodi per tutta la cadetteria che sale a Genova e puntualmente fa razzie. Non ce ne vogliano i tifosi sampdoriani per l’accostamento con gli azzurri (confidiamo tutti nel cambio di rotta della Samp attuale sotto la guida di mister Benny Corradi), ma questa giovine Italia al debutto in Nations League contro il Belgio è apparsa ancora “così piccola e fragile”, proprio come canta Drupi.
Con tre allenamenti a Coverciano e qualche colpo di fon al ciuffo magico del Mancio, non c’era certo da aspettarsi la luna. Però, in cuor nostro, speravamo nell’accensione di qualche lucciola, qualche stellina emergente, vedi Romano o il centralone Diego “for” Coppola. Purtroppo negli occhi conserviamo ancora quel tiki-taka all’Italiana che Mancini era riuscito ad imbastire a Euro 2020 portandosi a casa un titolo insperato a Wembley 2021. Un trionfo condiviso con il compianto “gemello del gol” Luca Vialli, che poi si è rivelato l’inizio della fine. Inutile continuare con i tormenti perenni, «mancano i campioni», «troppi stranieri in Serie A, spazio ai giovani italiani», «scarso attaccamento alla maglia azzurra»… e chi ne sa più ne dica. Lo stato dell’arte è questo, molta miseria e pochi splendori per il gioco del calcio nostrano. E’ un’Italietta in costruzione che va per tentativi ed esperimenti e va aspettata, consapevoli che intanto è inevitabile che le altre selezioni, più strutturate e con rose piene di talenti veri, ci sorpassino a destra e anche a sinistra.
Il Belgio all’Olimpico per mezz’ora ha fatto quello che voleva grazie a stelle luminose come il vecchio napoletano De Bruyne, l’atalantino De Ketelaere, il milanista Moreira, il bomber del Benfica Lukebakio (il Milan ancora se lo ricorda per il gol nell’ultima sfida di Europa League), il capitano coraggioso Tielemans e soprattutto quel “10” pazzesco che risponde al nome di Mika Godts. Very Godts sul serio e complimenti al Psg che questo 21enne tutto fosforo e fantasia (ha mandato al manicomio l’intera difesa azzurra, specie Mancini e “for” Coppola) lo ha strappato all’Ajax pagandolo 55 milioni. Una bella somma, sicuro, ma da noi sono capaci di arrivare anche fino a 70 milioni per Gonçalo Ramos e poi in campo l’effetto che fa non è certo lo stesso delle giocate di fino del finissimo Godts. «Siamo a buon punto», ha detto orgoglioso a fine gara il ct dei belgi, l’olandese Van Bommel (anche lui danzò in campo una sola stagione al Milan). Noi invece siamo messi maluccio, mentre Mancini difende le sue scelte, ovviamente, e salva il secondo tempo degli azzurri, perché, pare, abbia visto qualcosa di buono. Noi abbiamo intravisto appena qualche timido affaccio in avanti. Ma della serata, ancora da azzurro tenebra, ricordiamo solo le parate da “piovra” di Gigio Donnarumma preso a pallonate dagli attacchi del Belgique.
I 60 milioni di ct in pectore il giorno dopo sono già all’opera con le loro tastiere tigrate che rinfacciano di tutto e di più alla scellerata gestione del gruppo Mancini. I commenti più gettonati dall’’orda balorda: difesa che fa acqua da tutte le parti (via Coppola, ridateci subito Bastoni). Calafiori sopravvalutato, un arsenale di svarioni. Basta scommettere su Tonali, fuori forma, uno straccio (manda fuori squadro anche Barella) e si capisce perché il Tottenham di De Zerbi rischia di retrocedere. Kean si marca da solo. Il “pulcino” Pio Esposito ci mette il cuore ma serve il piede giusto per fare gol. Frattesi doveva entrare prima, Zaniolo per un dolorino muscolare doveva andare in tribuna? Maldini bello, ma non balla, tranne che in discoteca, a Milano. I nostalgici, non solo di fede laziale, invocano il ritorno in azzurro di Zaccagni, ma l’Italia di Mancini prevede molto colored e under 25 post-tondelliani. Per questo ha lanciato Doumbia e Zoma e Kayode è in rampa di lancio per la prossima sfida.
Lunedì sera l’Italia è di scena in Turchia all’Ataturk Spor Kompleksi di Bursa. Mancini contro Vincenzino Montella, confermato alla guida della nazionale turca nonostante un Europeo incolore con eliminazione immediata. Una sfida alla pari? Forse sì, ma solo perché la Turchia dovrà fare a meno dello juventino Yildiz e dell’interista Calhanoglu, due che da soli già avrebbero fatto scattare l’allarme alla nostra difesa che va assolutamente registrata. Cosa aspettarci da questa seconda prova? Forse sarebbe meglio fare un bel pieno di fatalismo e sperare che ci siano dei segnali, anche piccoli, di miglioramento. L’importante sarebbe non eccedere nelle rivoluzioni, peraltro sempre sbandierate e mai realizzate, e non costringere Gigio Donnarumma a snaturarsi e diventare “ottomano” (battuta di Eraldo Pecci sui portieri turchi, «i più forti, perché sono ottomani») per salvare ancora l’Italia dalla goleada, come quella appena sventata contro il Belgio.

Avvenire

Nel 2027 la "Freccia Rossa" riscopre l’anima della prima edizione: circuito ad anello, senso antiorario e molte delle strade che costruirono il mito

  

Avvenire

Per festeggiare cent’anni bisogna tornare indietro. Fino al 1927, quando quattro amici bresciani – Aymo Maggi, Franco Mazzotti, Renzo Castagneto e Giovanni Canestrini, passati alla storia come i “Quattro Moschettieri” – inventarono una corsa destinata a diventare molto più famosa di quanto probabilmente avessero immaginato.
La 1000 Miglia del Centenario, in programma dal 24 al 29 maggio 2027, ripartirà proprio da lì. Non soltanto simbolicamente: il percorso della prossima edizione recupererà infatti la logica della gara originaria, tornando al tracciato ad anello e soprattutto al senso antiorario, come accadde esattamente un secolo prima. Un viaggio di sei giorni – uno in più rispetto alle ultime edizioni – che cercherà di sovrapporre l’Italia di oggi a quella attraversata dai pionieri dell'automobile.
È questa la vera novità dell’edizione numero cento dalla nascita della Freccia Rossa, il cui percorso è stato presentato a Brescia. Più che inventare qualcosa di nuovo, gli organizzatori hanno scelto di recuperare il passato, ridisegnando il tracciato del 1927 secondo le necessità della viabilità contemporanea ma conservandone direttrice e numerosi passaggi. Un modo per ricordare anche i protagonisti della prima edizione, a cominciare dai vincitori Ferdinando Minoja e Giuseppe Morandi sulla bresciana OM 665 “Superba”, fino a Gastone Brilli-Peri e a un Tazio Nuvolari che già allora era tra gli uomini da battere, al volante di una Bianchi Tipo 20.

Il percorso e le date

Il rito comincerà alle 18 di lunedì 24 maggio dalla tradizionale rampa di viale Venezia a Brescia. Dopo le prove cronometrate del Castello e il passaggio in piazza Vittoria, la carovana attraverserà la pianura in direzione di Castiglione delle Stiviere, città natale proprio di Giuseppe Morandi, prima di raggiungere Parma. Qui si concluderà la prima delle sei tappe, con la cena nella cornice del Palazzo della Pilotta.
Il giorno successivo la 1000 Miglia farà rotta verso Reggio Emilia e Modena, dove è prevista la sosta per il pranzo, prima di affrontare uno dei tratti più suggestivi e storicamente significativi dell'intero percorso. La traversata dell’Appennino riporterà infatti le vetture sui passi della Raticosa e della Futa, strade che appartengono alla memoria più autentica della corsa e che per decenni hanno rappresentato uno dei suoi scenari più spettacolari. Da lì la discesa verso Firenze, con arrivo in piazza Santa Croce.
Mercoledì 26 maggio sarà invece la giornata di Roma. Partenza da Firenze, attraversamento del Chianti e passaggio da Arezzo, quindi Siena, dove le auto torneranno ad allinearsi in piazza del Campo per la tradizionale sosta del Tartarugone. La coincidenza aggiunge un altro anniversario al Centenario della corsa: nel 2027 anche l’Automobile Club di Siena compirà cento anni. Lasciata piazza del Campo, la Freccia Rossa attraverserà le Crete Senesi, Pienza e il lago di Bolsena prima di raggiungere Roma, giro di boa storico della 1000 Miglia.

La via Adriatica

Da giovedì 27 inizierà la lunga risalita verso Brescia. Dopo Assisi e Perugia, le vetture affronteranno la Madonna della Cima, altro passaggio recuperato direttamente dal percorso del 1927. Poi Gubbio, Macerata, Ancona e la Riviera del Conero, seguendo per buona parte la direttrice della vecchia Statale 16 Adriatica.
La giornata si concluderà a Cervia, ma prima ci sarà una delle parentesi più scenografiche dell’edizione del Centenario: la cena a Gradara, tra Rocca e Castello, accompagnata da rievocazioni storiche in costume. Una concessione allo spettacolo all’interno di una manifestazione che ormai da tempo non è soltanto competizione di regolarità per automobili storiche, ma anche evento itinerante capace di trasformare per qualche ora città, piazze e borghi italiani.
Venerdì 28 maggio la quinta tappa porterà la corsa da Cervia a Verona. Il percorso toccherà Ferrara, Rovigo e Padova, dove il pranzo sarà ospitato in Prato della Valle, quindi Treviso e le colline di Valdobbiadene. Anche qui il Centenario riporterà alla luce un pezzo della vecchia 1000 Miglia: le Scale di Primolano, con i loro tornanti che furono teatro delle sfide delle prime edizioni. Superato il valico, le auto attraverseranno Bassano del Grappa e Vicenza prima dell’arrivo a Verona.

L’ultimo giorno e il traguardo

Per l’ultima tappa, sabato 29 maggio, la 1000 Miglia smetterà quasi di essere un viaggio attraverso l’Italia per diventare soprattutto un omaggio alla terra dove tutto cominciò. Il percorso disegnerà infatti una sorta di grande anello intorno a Brescia, partendo dal Basso Garda e attraversando Valtenesi e Val Sabbia. Tornerà anche la sosta per il pranzo a Lumezzane, che nel 2027 condividerà con la Freccia Rossa il proprio centenario come Comune. Poi Valtrompia, lago d’Iseo e Franciacorta prima dell’ingresso nel capoluogo.
Qui gli organizzatori hanno previsto un ultimo passaggio in piazza Vittoria, nel cuore della città, dove il pubblico potrà vedere da vicino le vetture prima dell’atto conclusivo. Il traguardo sarà naturalmente in viale Venezia, nello stesso luogo dal quale la corsa sarà partita sei giorni prima. E forse è proprio questo il modo più coerente per festeggiare il primo secolo della 1000 Miglia: arrivare nel futuro percorrendo, almeno in parte, le stesse strade sulle quali tutto era cominciato.
Il conto alla rovescia partirà ufficialmente il 6 ottobre, quando si apriranno le iscrizioni per gli equipaggi e le vetture candidate a partecipare all’edizione del Centenario. Cento anni dopo Minoja e Morandi, Brescia tornerà così a dare il via alla sua corsa. Nella direzione di allora.
 

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GP Azerbaijan. Qualifica da dimenticare per Kimi, costretto a rimontare come a Monza

 

George Russell ha ottenuto la pole position del GP dell'Azerbaijan di F1. Sul circuito di Baku il pilota della Mercedes ha preceduto la Ferrari di Charles Leclerc. Seconda fila per Oscar Piastri (McLaren) e Hadjar (RedBull).

Solo ottavo Max Verstappen.  Giornata da dimenticare per Kimi Antonelli, che ha toccato il muro nel Q1 chiudendo subito la sua sessione: il leader del Mondiale sarà  costretto a partire dalla sedicesima posizione.

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