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8 febbraio Olimpiadi invernali #milanocortina2026: bronzo per Sofia Goggia!

 

SCI ALPINO

La classifica definitiva: 

1 Johnson Breezy (Stati Uniti d’America) — 1:36.10
2 Emma Aicher (Germania) — 1:36.14 (+0.04)
3 Sofia Goggia (Italia) — 1:36.69 (+0.59)
4 Jacqueline Wiles (Stati Uniti d’America) — 1:36.96 (+0.86)
4 Cornelia Huetter (Austria) — 1:36.96 (+0.86)
6 Laura Pirovano (Italia) — 1:37.04 (+0.94)
7 Kajsa Vickhoff Lie (Norvegia) — 1:37.08 (+0.98)
8 Ariane Raedler (Austria) — 1:37.20 (+1.10)
9 Kira Weidle-Winkelmann (Germania) — 1:37.26 (+1.16)
10 Federica Brignone (Italia) — 1:37.29 (+1.19)
11 Mirjam Puchner (Austria) — 1:37.65 (+1.55)
11 Nicol Delago (Italia) — 1:37.65 (+1.55)
13 Laura Gauché (Francia) — 1:37.98 (+1.88)
14 Corinne Suter (Svizzera) — 1:38.01 (+1.91)
15 Ilka Štuhec (Slovenia) — 1:38.08 (+1.98)

oasport


Il mondo dei viaggi a Milano. Anche la Bit è “olimpica”

 

 
La scorsa edizione della Borsa internazionale del Turismo nei padiglioni di Rho Fiera / FOTOGRAMMA

Avvenire
Un nuovo format e una coincidenza fanno della Borsa del Turismo che si sta per aprire un’edizione straordinaria e globale. L’evento nell’evento che unirà il mondo nel segno dello sport e del viaggio. È una Bit davvero “olimpica” quella in programma da martedì 10 a giovedì 12 (in una tre giorni aperta ai visitatori e viaggiatori) alla Fiera di Milano Rho. Da una parte le arene che accolgono le competizioni di hockey e di pattinaggio di velocità, dall’altra i padiglioni (9 e 11) con oltre un migliaio di espositori internazionali e da quasi tutte le regioni d’Italia per discutere di turismo e viaggi, di benessere e sostenibilità, di criticità e soluzioni, proporre mete, territori, esperienze e avventure.
Da 46 anni la Bit è l’appuntamento di riferimento per chi ama viaggiare in tutte le sue declinazioni, adattandosi ai cambiamenti - sociali, tecnologici o infrastrutturali - e a volte orientandoli fra tendenze, riflessioni, destinazioni. Se nell’era analogica era il posto in cui andare a informarsi, raccogliere cataloghi e depliant, scoprire nuovi luoghi e accendere l’idea di viaggio, nell’era digitale e della grande rivoluzione della mobilità, le esigenze sono altre. E si modificano velocemente. Lo abbiamo visto durante il Covid e sulla ripartenza del settore, dopo.
I padiglioni della Fiera Milano Rho nell'edizione 2025 della Bit /Ufficio stampa Fieramilano
I padiglioni della Fiera Milano Rho nell'edizione 2025 della Bit /Ufficio stampa Fieramilano
«Oggi il come conta quanto e forse più del dove. A vincere è l’esperienza che vivi e con chi la vivi. La motivazione con cui pensi e disegni il viaggio. È proprio con questo spirito – sottolinea Emanuele Guido, Head of Home, Fashion and Leisure Exhibitions di Fiera Milano – che Bit 2026 si presenta con un nuovo concept che capovolge e rivoluziona l’approccio al settore: non a partire dal prodotto, ma dalla persona. Meno consumatori e più esploratori. Ragionando così non necessariamente per i grandi numeri - a cui possono pensare i gruppi e tour operator più grossi - ma per nicchie. La Bit come un contenitore capace di aggregare e valorizzare nicchie di un turismo sempre più esperienziale, motivazionale e dei territori. In questo contesto lo sport è un esempio di turismo possibile, sostenibile e alternativo, penso al cicloturismo anche solo per fare un esempio. Senza dimenticare altri filoni come il cineturismo o le vie enogastronomiche, o ancora i cammini. L’idea è quella di andare oltre il semplice b2b o b2c, per realizzare una fiera-festival che sia un autentico laboratorio di discussione sui grandi temi del turismo. Tre giorni durante i quali chi il viaggio lo ama e lo vive possa dialogare e confrontarsi fianco a fianco con chi lo progetta, lo propone e lo racconta. Perché in questo scenario in cui sfumano i confini siamo tutti “Travel Makers”».
Ed ecco che il cuore pulsante di Bit 2026 sarà il Travel Markers Fest, uno spazio culturale e relazionale in cui il viaggio viene esplorato da tutti i punti di vista. Oltre agli stand tradizionali (articolati in un percorso suddiviso in sei distretti tematici - Italy, World, Travel Expert, Hospitality, Transportation e Innovation - che rappresentano l’intera filiera) ci saranno sei arene – quattro delle quali saranno dedicate a tematiche verticali e due main plaza – che ospiteranno centinaia di appuntamenti i tra talk, workshop e momenti di confronto che aiuteranno a scoprire in anteprima non solo verso dove, ma anche in che modo viaggeremo nei prossimi anni. Il filo conduttore sarà “Costruire ponti. Immaginare nuovi ecosistemi”.
“Destination partner” di quest’anno sarà la Polonia, che porterà in manifestazione un racconto che intreccia outdoor, natura e nuove esperienze, mentre Scalo Milano proporrà una shopping experience esclusiva e Trenord accompagnerà il viaggiatore alla scoperta della Lombardia con la mobilità sostenibile. Protagonista di casa la Regione Lombardia, che fra l’altro nei giorni scorsi ha approvato il “Piano per lo sviluppo del turismo e dell’attrattività 2026–2028” voluto dall’assessore al Turismo, Marketing territoriale e Moda, Debora Massari, con un obiettivo che non guarda a «una crescita indiscriminata dei flussi, ma a uno sviluppo equilibrato, sostenibile e duraturo, capace di valorizzare l’intero territorio lombardo: città d’arte, laghi, montagne, borghi e aree meno conosciute». Questo mentre la Lombardia si conferma una delle regioni più dinamiche d’Italia, con oltre 55 milioni di presenze turistiche nel 2024, in crescita del 26,1% rispetto al 2019, e con un posizionamento sempre più rilevante nei segmenti del turismo urbano, culturale, outdoor, luxury e dello shopping internazionale.
Da martedì alla Fiera di Milano Rho il mondo dei viaggi s’incontra per immaginare il futuro. Nel segno e con lo spirito dello sport olimpico.


La telecronaca Rai e San Siro da abbattere: quando infierire non serve

 

Infierire, brutta parola. Ma è quella di oggi. Suona male quasi sempre, malissimo dopo aver visto tanta bellezza, l’eleganza con tutti i colori del mondo dentro, in uno stadio agonizzante eppure mai così vivo, moderno, aperto. Ma il segreto della meraviglia è proprio l’imperfezione. Quella degli uomini che sbagliano. E quella di chi, appunto, infierisce sugli errori altrui.
Il secondo giorno di Olimpiade ha ancora negli occhi la meraviglia di una Cerimonia che ha sfiorato la perfezione. Ma nelle parole martella altrove. Prende di mira la telecronaca della Rai che – dice chi l’ha dovuta sopportare in Tv – ha rovinato lo spettacolo di una grande serata. Matilda De Angelis scambiata per Mariah Carey, la presidentessa del CIO, Kirsty Coventry, presentata come la figlia di Mattarella. E poi una serie di gaffe e commenti fuori luogo, con l’aggiunta di amnesie assortire quando ha cantato il rapper Ghali, o il pubblico fischiava Israele e il vicepresidente Usa, Vance. Ma infierire, appunto, non è mai elegante. Specie quando ti pizzica il sospetto che l’indignazione di fronte a certe indubbie storture salga o scenda a seconda del bersaglio, in un Paese in cui persino la neve diventa di destra o di sinistra. E allora mi astengo, anche perché fare diversamente non serve a molto.
Come non serve infierire sulla Svizzera. Che a livello di sentimento popolare di questi tempi non se la passa benissimo. Ora anche ai Giochi. Chiedere per conferma al belga Maximilien Drion. Designato portabandiera dal suo comitato olimpico, venerdì non è arrivato in tempo a Milano a causa di una mancata coincidenza ferroviaria in Svizzera. L’atleta sarebbe dovuto arrivare via Zurigo a Milano solo per la cerimonia, per poi ritornare ad allenarsi in Svizzera in vista delle sue gare a Bormio della seconda settimana. È rimasto bloccato invece da uno dei rarissimi – ovviamente – ritardi sulle linee ferroviarie degli elvetici, quelli sempre precisi e perfetti, quelli che non sbagliano mai.
E nemmeno, infine, serve infierire su chi ha deciso che San Siro dovrà essere abbattuto. Ma qui è difficile astenersi. Perché la Cerimonia d’apertura l’ha confermato: quello non è, non è stato, e non sarà mai semplicemente uno stadio. San Siro è un animale antico che sa di essere arrivato alla fine, ma che non vuole ancora arrendersi. Lo senti nel cemento che trattiene l’umidità, nelle rampe che sembrano scale di un tempio industriale, nell’orgoglio ferito di una balena bianca arpionata dal tempo. Abbandonandolo venerdì notte tra luci e musica ne ho accarezzato gli angoli e l'ho pensato ancora una volta come lo vedeva Gianni Brera: bello e fascinoso, come un favoloso transatlantico in navigazione sull’oceano buio. Quello della nostra coscienza di uomini ingrati.

Avvenire


Tutte le medaglie vinte dagli italiani ai Giochi olimpici invernali di Milano Cortina

Francesca Lollobrigida durante la gara dei 3000 metri di pattinaggio di velocità, nella quale ha vinto la medaglia d'oro / Reuters/Piroschka Van De Wouw
Tutte le medaglie vinte dagli italiani ai Giochi olimpici invernali di Milano Cortina.

Francesca Lollobrigida oro nel pattinaggio di velocità

Sotto gli occhi del figlio di tre anni Tommaso, ad ammirarla sugli spalti, Francesca Lollobrigida ha vinto la prima medaglia d'oro per l'Italia ai Giochi di Milano Cortina. La pattinatrice azzurra si è imposta nei 3000 metri, la prima gara del programma all'Ice Park a Rho. E subito è corsa ad avvolgersi nel tricolore e a prendere in braccio proprio Tommaso.

Argento e bronzo per Franzoni e Paris


Giovanni Franzoni e Dominik Paris, argento e bronzo nella discesa libera olimpica sulla pista Stelvio di Bormio / Afp Jeff Pachoud
Subito una delle gare più attese, e subito medaglie per l'Italia: nella discesa libera maschile sulla difficile e spettacolare pista Stelvio di Bormio il giovane emergente Giovanni Franzoni e l'esperto Dominik Paris non deludono le aspettative e si aggiudicano rispettivamente la medaglia d'argento e quella di bronzo. Oro allo svizzero Franjo von Allmen, campione del mondo in carica; beffata la stella elvetica Marco Odermatt, quarto. «È bellissimo, su una pista così difficile, riuscire a fare una sciata del genere», ha commentato Paris, mentre per Franzoni «è incredibile quello che sto facendo quest'anno, a inizio stagione partivo con pettorali altissimi e poi sono arrivate Wengen, Kitzbühel e ora questa medaglia. Un grazie speciale ai ragazzi che hanno preparato la pista, non era facile ma hanno fatto un grande lavoro».

 

Il Papa: «Sì alla Tregua olimpica, lo sport è profezia di pace»

Il Papa: «Sì alla Tregua olimpica, lo sport è profezia di pace»
Papa Leone XIV durante l'udienza generale settimanale 4 febbraio / Vatican Media

 Avvenire
Nella giornata della cerimonia di apertura dei XXV Giochi olimpici invernali di Milano Cortina, Leone XIV si fa prossimo con la lettera La vita in abbondanza al vasto e articolato mondo dello sport, che abbraccia in tutti continenti atleti, allenatori, dilettanti, società e tifosi dentro e fuori dalle realtà cattoliche. Nelle sue parole, tutta la speranza e la vicinanza di un padre che desidera vedere i propri figli trarre da quella realtà ciò che di più sano, autentico ed edificante può emergere e allontanarsi, invece, dalle possibilità di mettere in secondo piano la dignità della persona umana e la sua educazione integrale.
In primo piano il richiamo alla tregua olimpica: usanza dell’antica Grecia, riproposta recentemente anche dal Comitato olimpico internazionale e dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. «Incoraggio tutte le Nazioni», l’appello del Papa, «a riscoprire e a rispettare questo strumento di speranza», «simbolo e profezia di un mondo riconciliato». La sospensione delle ostilità prima, durante e dopo i Giochi, scaturiva dalla «convinzione che la partecipazione a competizioni regolamentate» costituisse «un cammino individuale e collettivo verso la virtù e l’eccellenza», ricorda il Papa. A queste condizioni, quindi, lo sport può essere in grado di promuovere «la maturazione della coesione comunitaria e del bene comune». Quando il cuore si chiude a questo orizzonte, al contrario, ne nascono conflitti frutto di una «una radicalizzazione del disaccordo e dal rifiuto di cooperare gli uni con gli altri», ricorda il Pontefice, che non esita a mostrare come una certa cultura possa pervadere tutti gli ambiti della vita, dallo sport alle relazioni internazionali. In questo contesto, «l’avversario è allora considerato un nemico mortale, da isolare e possibilmente da eliminare». Lo mostrano le «tragiche evidenze» ormai «sotto i nostro occhi»: «vite spezzate, sogni infranti, traumi dei sopravvissuti, città distrutte - ricorda Prevost - come se la convivenza umana fosse superficialmente ridotta allo scenario di un videogioco». Difronte a questa possibilità concreta, è giusto invece rinvigorire la speranza, guardando a tutto il bene che lo sport ha permesso di veicolare. A ricordarlo sono figure luminose con san Giovanni Paolo II, che nel 1984 ai giovani atleti di tutto il mondo chiedeva che i loro incontri fossero un «segno emblematico per tutta la società e un preludio» ad una nuova «era» di pace. Ma anche, più recentemente, le possibilità offerte dai due Giubilei dello sport, celebrati nel 1984 e nel 2000, e, da ultimo, quello del 2025, dove ne è stato rilanciato «in modo esplicito il valore» «come linguaggio umano universale di incontro e speranza». È seguendo questa via, che è stato scelto di accogliere in Vaticano il Giro d’Italia, ricorda il Papa: un grande evento sportivo, infatti, rimane in grado di far scaturire «una narrazione popolare capace di attraversare territori, generazioni e differenze sociali, e di parlare al cuore della comunità umana in cammino». E di mettere in relazione tra loro anche chi appartiene a culture, tradizioni religiose diverse e chi non si riconosce in nessun credo. Da qui e non solo, la necessità di lavorare perché lo sport sia accessibile a tutti: «In alcune società che si considerano avanzate, dove lo sport è organizzato secondo il principio del “pagare per giocare”, i bambini provenienti da famiglie e comunità più povere non possono permettersi le quote di partecipazione e restano esclusi», scrive il Papa. «In altre società, alle ragazze e alle donne non è consentito praticare sport. A volte, nella formazione alla vita religiosa, specialmente femminile, permangono diffidenze e timori verso l’attività fisica e sportiva». Quando rimane inclusivo, invece, diventa una via per la «promozione della persona», prosegue il Pontefice, riferendo di trarne una tangibile conferma dalle «toccanti testimonianze di membri della Squadra Olimpica dei Rifugiati, o di partecipanti alle Paralimpiadi, alle Special Olympics e alla Homeless World Cup».
Permangono tuttavia dei rischi «quando l’attenzione si concentra ossessivamente sui risultati raggiunti e sulle somme di denaro che si possono ricavare dalla vittoria». «In molti casi, persino a livello dilettantistico, gli imperativi e i valori di mercato sono arrivati a oscurare altri valori umani dello sport, che meritano invece di essere custoditi», avverte Prevost. Gli atleti diventano così «semplice merci», vittime di «un sistema che li travolge», correndo il rischio di «concentrarsi su sé stessi e la prestazione, indebolendo» quella «dimensione comunitaria» «in grado di umanizzare la convivenza, anche in situazioni difficili». Lo sport ha invece in sé le potenzialità per educare di nuovo le nostre società a vivere in modo sano la competizione e a riscoprire che «si può aspirare al massimo senza negare la propria fragilità, che si può vincere senza umiliare, che si può perdere senza essere sconfitti come persone». Può far riscoprire una «competizione equa», che «non separa, ma mette in relazione; non assolutizza il risultato, ma valorizza il cammino; non idolatra la prestazione, ma riconosce la dignità di chi gioca». Una cultura, questa, da coltivare anche tra i tifosi, le cui rivalità possono diventare pericolose quando cedono il passo al fanatismo e a discriminazioni politiche, sociali e religiose, «utilizzate indirettamente per esprimere forme più profonde di risentimento e odio», spiega Leone XIV.
Altra sfida rimane quella dell’«impatto del transumanesimo e dell’intelligenza artificiale» su questo mondo: «le tecnologie applicate alla prestazione rischiano di introdurre una separazione artificiale tra corpo e mente, trasformando l’atleta in un prodotto ottimizzato, controllato, potenziato oltre i limiti naturali», afferma il Papa. Così come resta pericoloso un dilagante narcisismo, dettato dal «culto dell’immagine e della prestazione», che «rischia di frammentare la persona, separando il corpo dalla mente e dallo spirito». «È urgente», dunque, «riaffermare una cura integrale della persona umana, nella quale il benessere fisico non sia disgiunto dall’equilibrio interiore, dalla responsabilità etica e dall’apertura agli altri». E questo lo si può fare, indica il Papa, riscoprendo «figure che hanno unito passione sportiva, sensibilità sociale e santità», dice, citando, su tutti, san Pier Giorgio Frassati, attratto dalle cime innevate del suo Piemonte, come dai bisognosi dei quartieri più poveri della sua città.

Milano Cortina, sul tram Italia Sergio Mattarella e Valentino Rossi. Un mezzo quotidiano che diventa icona

Quel viaggio non era solo scenografico. A bordo del tram c’era il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, colui a cui spetta, come da tradizione, il compito di dare il via ufficiale ai Giochi. Con lui, alla guida del tram stesso, una leggenda assoluta dello sport mondiale: Valentino Rossi. L’accostamento ha funzionato: da una parte lo Stato, dall’altra il talento, la passione, la velocità. Insieme su un mezzo popolare, concreto, reale.

milano cortina tram mattarella valentino rossi© Pool - Getty Images

La scelta di Rossi come conducente è il simbolo dello sport italiano, che sa ancora parlare a tutti, attraversare generazioni e unire mondi diversi. Vedere un campione abituato alle due ruote domare con disinvoltura i binari cittadini ha aggiunto ironia e calore a un momento solenne.

milano cortina tram mattarella valentino rossi© James Moy Photography - Getty Images

Lo sport come racconto collettivo

L’arrivo a San Siro ha completato il quadro. Il tempio dello sport milanese diventa punto di arrivo di un percorso che parte dalla città reale per giungere al grande palcoscenico globale. È qui che Milano Cortina ha mostrato la sua ambizione: non limitarsi a'' celebrare l’evento, ma raccontare un Paese in movimento, capace di fondere istituzioni, sport e cultura pop. La performance non vive solo nei record, ma nei simboli. E quel tram, per qualche minuto, è stato il mezzo più veloce di tutti.

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