UNA FIRMA non riconosciuta come autentica ha bloccato la sponsorizzazione della Reggiana e del Circolo tennis Canali e così si sono aperti e potrebbero aprirsi imprevisti fronti giudiziari. Da un lato le società sportive, rimaste senza i preziosi soldi previsti dal contratto, dall’altro la Pompea, notissima azienda mantovana produttrice di calze, intimo e pigiami da uomo e da donna, che giura di non aver mai firmato nessun contratto di sponsorizzazione.
In mezzo l’intermediario, un operatore della comunicazione, sport ed eventi con radicate attività a Reggio che aveva lavorato per le sponsorizzazioni alle società - oltre alle due reggiane, il Club Atletico Pallacanestro Faenza di serie A1 femminile e la Cariparma Volley, pure di A1 femminile - e l’ex direttore commerciale della Pompea, che dopo la storia della firma sul contratto, contestata dai vertici, è stato licenziato in tronco. Alla fine della giostra, cinquecentomila euro l’anno, per due anni di seguito, non entreranno nei bilanci delle società sportive coinvolte.
L’INTERMEDIARIO si chiama Giovan Giuseppe Hinek, è il titolare della società di promozione sportiva Aestus di Bazzano (Bologna). Si è rivolto all’avvocato Franco Mazza che sta valutando se aprire un contenzioso legale dopo che - lo scorso ottobre - è scoppiato il caso. Tra i compiti di Aestus c’è la ricerca di sponsor che sono come ossigeno per le società sportive nel sostenere le spese di gestione. Hinek aveva ricevuto incarico in questa direzione da quelle società che in cambio, in modo assolutamente legittimo, avrebbero portato sulle magliette o scritto sui gadget il nome dell’azienda sponsor. Si individuò la Pompea, azienda con addentellati «reggiane», visto che ne era stato socio l’indimenticato Cuvier Boni, fondatore del Calzaturificio Emiliano. La Pompea ha un passato di sponsorizzazioni a livello nazionale, tra le quali il Napoli basket.
HINEK, persona stimata nel settore, prese i contatti con il direttore commerciale della Pompea. Ci fu una trattativa, si raggiunse l’accordo concluso col sostanzioso contratto verso febbraio-marzo dello scorso anno. Quando Hinek mandò a Pompea tramite banca la prima richiesta di pagamento per contributi e prestazioni varie, sorse il problema: Pompea assicurò che il legale rappresentante non aveva mai firmato e neppure l’amministratore delegato e dunque la firma doveva essere falsa. Un pasticcio, visto che Hinek aveva assunto impegni con le società sportive. Alla Pompea, ci è stato riferito ieri, hanno reagito licenziando in tronco il dirigente e diffidato Hinek dall’avanzare ulteriori richieste. L’ex direttore commerciale, dal canto suo, ha assicurato che la firma non era falsa, che tutto si era svolto in modo regolare. Ma da Pompea ribattono di avere prove che dimostrerebbero il contrario e che a causa di questa vicenda si è per vie legali. Quel manager lo avevano assunto per la sua esperienza ventennale in un’azienda farmaceutica di primissimo piano, aveva fama di persona capace.
Hanno dovuto ricredersi, dicono. Quanto alle sponsorizzazioni, l’unica società sportiva che porta la scritta Pompea, oggi, è l’Asola, a quindi chilometri dalla fabbrica. «Una situazione surreale» si è limitato a dire l’avvocato Mazza. E la Reggiana, da inizio campionato, gioca senza sponsor sulla maglia. Il Circolo tennis Canali espose gli striscioni della Pompea (Roberta è un suo marchio) al torneo internazionale di fine maggio inizio giugno 2011. Nè la Reggiana, nè il circolo hanno fatto causa all’intermediario, persona seria che negli anni ha sempre onorato gli impegni. Sono solo stati inviati solleciti.
Mike Scullin - ilrestodelcarlino
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