Il grande freddo è finito. Anzi, il grande freddo è durato solo un giorno. Solo una partita (-28 a Verona). I 18 giorni di sosta che dovevano arrugginire la Trenkwalder, ci hanno, invece, restituito una squadra probabilmente ancor più forte. E più fresca. Una squadra, magari, non brillantissima, ma che ha tanto di quel talento da far paura. E che nei momenti di crisi, sa stringere i denti, si sbatte in difesa, non ha paura di sporcarsi le mani. E così i biancorossi spazzano via Brescia, affondandola a meno 26, soffrendo solo per qualche minuto dopo il riposo e tornano al comando della classifica malgrado abbiano due gare in meno degli avversari. Per il resto, anche senza entusiasmare e con qualche errore di troppo, la compagine reggiana dimostra di essere estremamente competitiva e solidissima. Con un Antonutti in più nel motore, capace di alzare ulteriormente il livello tecnico e qualitativo del collettivo biancorosso. Il grande freddo, insomma, se mai era cominciato, è già finito.
Volare... Scusate, chi è che doveva avere un po’ di ruggine sui propri polpastrelli? Chi è che doveva essere preoccupato? Chi è che rischiava di non ritrovarsi in campo? Le domande, direbbe qualcuno, potrebbero sorgerere spontanee. Perché quando l’arbitro alza il primo pallone, la Trenklwalder scappa via come una lepre. E Brescia, là dietro, la rincorre come una tartaruga. Alla faccia della sosta, della ruggine e di tutti i bla-bla... Bastano cinque minuti, ai biancorossi, per scavare un solco di nove lunghezze tra sè e i lombardi (14-5). Brescia abbozza un tentativo di rimonta anche grazie al letargo di Chiacig e Taylor (14-13), poi quando Robinson e Frassineti riaccendono il turbo, ecco che Reggio da un altro strattone violento alla partita (27-17), facendo esordire anche un ottimo Antonutti. Dell’Agnello cerca di fermare la marea biancorossa con una zona 2-3 che, in realtà, regala ulteriore vigore ai reggiani che salgono al più 15 (38-23). E da lì, in pratica,non ci si sposta più. Un po’ perché la Trenkwalder rallenta il ritmo. Un po’ perché Brescia gioca un secondo quarto da codice penale (solo 10 punti realizzati con una valanga di errori e pasticci...). Al riposo, così, Reggio conserva 13 lunghezze di margine. Merito suo, ovviamente, e pure demerito degli avversari che ne hanno azzeccate davvero poche.
Paura e Trionfo. La ruggine biancorossa, misteriosamente, appare tutta all’inizio della ripresa. Quando la Trenkwalder in tre minuti mette insieme tutti gli orrori e gli errori che mente umana potrebbe immaginare. Da Chiacig a Taylor fino a Slanina, i biancorossi gettano al vento vagonate di palloni. Brescia ringrazia, infila un parzie di 10-0 e riapre il match infilandosi sulla scia dei reggiani (40-35). Nel momento peggiore sono due triple di Taylor a dare ossigeno alla compagine di Menetti che, subito dopo, perde Robinson costretto a sedersi in panchina con quattro falli sul groppone. Reggio capisce che deve stringere le maglie in difesa e in attacco si affida ad un Taylor rigenerato (13 punti in 8 minuti...) per non farsi risucchiare dagli avversari. Così faticando e soffrendo, sbagliando e lottando, sbuffando e pasticciando, i biancorossi riescono a tenere in mano le redini della partita e all’ultimo giro di boa hanno ancora 10 punti di vantaggio (60-50) malgrado Brescia abbia segnato 25 punti in 10 minuti, tanti quanti ne aveva realizzati nei precedenti 20 minuti...
PASSATA la grande paura, la Trenkwalder riprende in mano la partita e decide che è ora di chiuderla. Sono cinque punti di Ruini e una tripla di Frassineti a sigillare il match con i biancorossi che volano al più 17 (70-53). Brescia alza bandiera bianca e smette di lottare. E, quel che più conta, di fare canestro (solo 9 i punti segnati dagli ospiti nell’ultimo quarto...). Il grande freddo è finito. Bentornata Trenkwalder...
di Daniele Barilli - ilrestodelcarlino
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