Trenkwalder: possiamo parlare di promozione o dobbiamo ancora fare gli scaramantici?

di Lorenzo Chierici






REGGIO EMILIA (10 aprile 2012) - E' al settimo cielo e tutto il popolo biancorosso si augura che la sua gioia possa esplodere nella sua intierezza già prima dell’ultima gara contro Forlì, quando, salvo scivoloni tanto clamorosi quanto difficili da ipotizzare, arriverà finalmente la notizia ufficiale del meritatissimo ritorno in serie A della Pallacanestro Reggiana. Stefano Landi, per oltre un decennio presidente biancorosso della società reggiana, dalla stagione scorsa ha lasciato il timone al suo socio e amico Ivan Paterlini, pur rimanendo il vero punto di riferimento a livello economico del sodalizio cittadino. Il Panathlon club, nel recente incontro-cena con la Pallacanestro Reggiana, che sta vincendo il campionato di Legadue, ha premiato l'imprenditore Stefano Landi per non aver mai fatto mancare alla società biancorossa il suo supporto concreto sotto l'aspetto economico e non solo in questi ultimi 12 anni di attività.

Landi, possiamo parlare di promozione o dobbiamo ancora fare gli scaramantici?

«Per ora parliamo solo di vincere le prossime quattro partite che ancora ci mancano alla fine del campionato: questo è attualmente l'unico vero obiettivo che dobbiamo prefiggerci di raggiungere».

Venerdì 13, al PalaBigi, ci sarà la gara contro Jesi, poi la squadra andrà a Bologna, per poi proseguire la penultima di campionato in casa con Imola ed infine chiudere la stagione a Forlì. In queste quattro gare ci sono tre derby contro formazioni che devono salvarsi. Qualche opinionista ha detto “...meglio le piccole delle grandi”. Lei cosa ne pensa?



«Lo si dice scherzando. Tra l’altro Raimondo Vecchi, l'opinionista che ha pronunciato tale frase durante la cena del Panathlon, ha fatto l'allenatore per tanti anni e sa perfettamente che di partite facili non ce ne sono. In questa fase della stagione c’è chi lotta per salvarsi e chi lotta per i play off o per la vetta. La cosa importante, che ci fa ben sperare, è il fatto che le nostre ultime due gare sulle quattro in programma le giocheremo in casa, di fronte al nostro pubblico».

Questo è il 12° anno nel quale lei sostiene economicamente la Pallacanestro Reggiana, pur non essendo più presidente. Non ha mai pensato di mollare?

«No, come in tutti i periodi lunghi di un’attività ci sono i classici alti e bassi, ma francamente posso affermare che la mia esperienza è stata estremamente positiva al di là dei risultati sportivi ottenuti. Questo mondo mi ha permesso di conoscere tante persone interessanti, di coltivare la mia passione per questo sport e di vedere tanti ragazzi passare da Reggio per poi intraprendere la loro carriera anche in piazze più importanti. Insomma, il bilancio è più che positivo».

Stefano Landi, quindi, non si staccherà mai dal basket?

«No, non è detto, anche perché ogni anno dobbiamo sempre fare i conti con dei bilanci che fanno fatica ad essere chiusi. Stiamo attraversando un periodo di profondissima recessione economica e quindi è sempre più difficile trovare sponsor. E' ormai finita la stagione dei mecenati e quindi mi auguro che qualcun altro possa avvicinarsi per portare avanti con me il futuro della Pallacanestro Reggiana».

La Landi Renzo, dopo aver vissuto alcune difficoltà, sembra in netta ripresa. Non è vero?

«Per noi il 2011 è stato un anno molto difficile, come per tanta altre aziende: abbiamo avuto una contrazione del mercato italiano e un po’ anche di quello europeo. Abbiamo fortunatamente incrementato il fatturato in molti altri paesi, ma non è stato sufficiente per ripianare le perdite del mercato italiano. Il 2012 è invece iniziato molto meglio e le previsioni che abbiamo già comunicato al mercato ci vedono in crescita rispetto all’anno scorso».

La Landi Renzo ha conglobato anche l'azienda di Paterlini: ora, quindi, siete una grande famiglia in tutto e per tutto...

«Ho avuto la fortuna di conoscere Ivan Paterlini diversi anni fa e lavoriamo assieme da allora. Penso di conoscerlo bene: è una persona che io stimo molto e sono sicuro che continueremo con altre iniziative in futuro, o nel mondo sportivo o in altre attività».

Chi è il più teso fra voi due durante le partite?

«Lui sicuramente, basta buttare l'occhio in tribuna durante ogni gara».

Quest'anno gli arbitri vi hanno creato qualche problema, eppure siete riusciti a prevalere anche su questo; significa che questo è l'anno buono?

«Tutto fa spettacolo: come si criticano e si elogiano i giocatori anche gli arbitri fanno parte del gioco e devono sottostare ai giudizi dei tifosi, a volte anche pesanti. Bisogna accettarli per quello che sono, nel bene e nel male».

Si sarebbe aspettato una stagione di questo tipo da Max Menetti?

«Vista la buona conclusione dello scorso campionato eravamo sicuri che con questo gruppo Max Menetti, che aveva maturato un'esperienza importante, avrebbe potuto fare il salto di qualità come allenatore di primo livello. Siamo molto contenti perché il nostro coach sta raccogliendo i risultati che merita».

Frosini, invece, nel ruolo di direttore sportivo è un esordiente totale: malgrado questo sta vincendo al primo colpo...

«Basta guardarlo in faccia: è trasparente. Lo si capisce fissandolo negli occhi e inoltre di basket ne capisce davvero tanto. Uno come lui, a mio avviso, non può che fare bene».

La società è pronta al salto di categoria per poi rimanere nella massima serie per diverso tempo?

«Il basket sta attraversando un momento difficile. Spero di vivere un periodo roseo di serie A, visto che considero la Pallacanestro Reggiana una società di serie A. Come dirigenti dobbiamo però interrogarci a fondo non tanto sul futuro della nostra società, ma sul futuro del basket in generale, visto che ci sono enormi problemi da risolvere».

Teme forse che quello che sta succedendo al calcio possa accadere anche al basket?

«No, anche perché nel mondo della pallacanestro girano un millesimo dei soldi che ci sono nel calcio e quindi ci sono meno interessi. Anche nel basket non mancano situazioni da sistemare, ma sarebbe un discorso troppo lungo...».

A Paterlini è stato chiesto se è pronto a tirare fuori gli assegni per la serie A ed egli ha risposto che non è in possesso del blocchetto. Quindi tocca a lei. Vero?

«Dal punto di vista organizzato siamo pronti a fare il salto, mentre sotto il profilo economico ci sono diverse cose da valutare. Ci sarà sicuramente un aumento dei costi, ma parallelamente dovrebbe esserci un aumento dei ricavi legati soprattutto agli sponsor, malgrado la situazione economica generale. Vedremo...».

L'assessore allo sport ha pronto un progetto di ristrutturazione del Palabigi con tanto di riqualificazione dell’area di via Guasco. Lo condivide o avrebbe preferito fare tutto ex novo?

«Posso confermare che in queste ultime settimane c'è stata una ripresa di dialogo con l'amministrazione comunale, in particolar modo con l'assessore Del Bue e il sindaco Delrio. L'eventuale ipotesi di un ragionamento architettonico sul nostro Pala non è assolutamente una cattiva idea. Il “Bigi" potrebbe diventare un gioiellino direttamente inserito in centro storico con un'adeguata riqualificazione di tutta l'area. Francamente mi sembra un’ottima idea».

Nel calcio il passaggio dal Mirabello al Giglio ha allontanato molti tifosi storici dalla loro squadra del cuore. Con la riqualificazione dell'area la Pallacanestro Reggiana non correrebbe questo rischio...

«E' vero, anche se questo è un parallelo che non voglio fare. Un palazzo dello sport in un’area nuova potrebbe essere comunque interessante. Sono due situazioni diverse. Magari in un futuro potrebbero esistere entrambi: la bomboniera in centro storico e magari un’altra struttura fuori per ospitare eventi di maggiore portata».

ilgiornaledireggio.it

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