La Reggiana è una società sana, trasparente, con un conto economico
equilibrato, che ha potenziato le strutture organizzative, il settore
giovanile e sta comprando lo stadio ma Alessandro Barilli rimane un
amministratore di un'azienda che produce un prodotto che si chiama
calcio. E proprio il “prodotto calcio” è quello che viene giudicato dai
fruitori, cioè i tifosi.
Se dunque valutiamo ciò che Barilli ha offerto in questi due
anni di gestione (ottobre 2010, ottore 2012) si può dire che è un
prodotto scadente. Su questo nessuno può discutere perché i parametri, a
differenza di quelli enunciati in precedenza, sono i punti fatti e la
classifica. I numeri non temono smentite. Lo scorso anno la Reggiana si è
salvata nelle ultime giornate grazie a un pareggio discutibile contro
il Viareggio e quest'anno naviga in zona play out. Tutto il resto è
noia.
E’ vero, Barilli potrebbe dire che senza una sana gestione e
una società solida non si possono creare le condizioni per essere
competitivi perché il più delle volte i risultati sportivi sono
proporzionali agli investimenti ma al tifoso questo particolare sfugge o
comunque interessa marginalmente.
Il tifoso che paga il biglietto vuole un “prodotto calcio”
godibile, il che significa uno spettacolo calcistico in sintonia con le
aspettative che la stessa società ha creato altrimenti ha a disposizione
due soluzioni: contestare il prodotto o non acquistarlo.
Per fortuna i reggiani preferiscono sempre il secondo, vale a
dire disertare lo stadio se il calcio che offre la Reggiana non è
interessante. Oggi al Città del Tricolore vanno gli afecionados,
gli innamorati della Regia, lo zoccolo duro. Appassionati che sono
pronti a sostenere sempre e comunque la squadra salvo poi contestarla,
eventualmente, a fine partite. Ma quindici giorni dopo saranno ancora
sugli spalti. Anche questo è un atteggiamento corretto se non sconfina
nella violenza e che merita di essere apprezzato. Nel calcio ciò che si è
fatto nel passato non conta, vedi ad esempio il Milan di Berlusconi che
ha vinto tutto negli anni scorsi ma ora, che ha sposato una filosofia
al risparmio, è contestato.
Barilli non ha questo alibi dato che non ha un passato da
presidente alle spalle per cui il suo ragionamento sul programma
triennale di assestamento, è complicato da far accettare a una Reggio
sportiva che da 14 anni è relegata nell’inferno della C. (w.m.)
gazzettadireggio
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