Trenkwalder 81 Prima Veroli 78
TRENKWALDER: Smith 7 (2/5, 1/1), Fultz 11 (2/5, 2/5), Melli 14 (7/11, 0/4), Marigney 8 (2/6, 1/5), Boscagin 21 (7/9, 2/2); Frosini 13 (5/10), Verri 2 (1/2, 0/1), Kudlacek 5 (0/2, 1/1). N.E. Ancellotti, Cervi, Potì. All. Ramagli
VEROLI: Draper 10 (1/3, 1/5), Nissim 16 (4/10, 2/3), Rosselli 22 (6/8, 2/6), Foiera 12 (1/3, 3/3), Hines 14 (5/7, 0/3), Simeoli 2, Gigena (0/2), Bushati 2 (1/1, 0/1), Rossi (0/2 da 3). N.E. Fall. All. Cancellieri
Arbitri: Caroti, Masi e Cappello
Note: Parziali tempi: 23-16, 42-37, 63-66. Tiri liberi: Trenkwalder 8/16, Veroli 18/22. Uscito per 5 falli Melli al 36’10 (72-73). Rimbalzi: 46-29 per la Trenkwalder. Spettatori 2320 per 25421.
VOLETE sapere la verità? Beh, allora ve lo confessiamo: ad un certo punto non ci credevamo più. E invece... E invece giù il cappello davanti ad una Trenkwalder magari non bellissima, ma che ha ritrovato cuore e coraggio. Capace di portare a casa una partita, vissuta sulle montagne russe, tra gioia e paura, grazie a 30 minuti di grande difesa e al predominio a rimbalzo. Ce l’hanno fatta, i biancorossi, venendo fuori in un finale di grandissima sofferenza, più con il cuore e l’esperienza di Frosini che con la tecnica. Ma Veroli ha sbagliato troppo e, soprattutto, si è fatta incantare dalla difesa reggiana. E così dopo essersi illusa sul 68-73 al 35°, la squadra laziale è scomparsa lasciando via libera ai biancorossi che con un parziale finale di 13-5 ha incassato un successo che vale le finali di Coppa Italia e il 2° posto in campionato, malgrado il 50% ai tiri liberi. Roba da leccarsi i baffi, insomma...
CHE AVVIO. Brava, ma non bravissima. E’ questo, in estrema sintesi, il commento sul primo tempo della Trenkwalder. I biancorossi partono benissimo, ci mettono tonnellate di grinta, difendono con la bava alla bocca, provano a sorprendere Veroli e aprono subito un fossato consistente (13-4 con un parziale di 13-0). Il tutto facendo saltare il bunker degli ospiti che avevano provato a nascondersi dietro la difesa a zona fin dal primo istante. Reggio, così, veleggia sempre in alto mare, anche grazie ad un Boscagin inarrestabile (9 punti nel primo quarto) con la Prima che insegue cercando il refolo di vento giusto per rifarsi sotto e perde, dopo Gatto, anche Simeoli per un infortunio ad un polso. La rimonta ospite, in ogni caso, sembra concretizzarsi a metà del secondo quarto quando Ramagli si trova con poche alternative tra le mani considerando l’assenza di Pugi. L’esperienza di Rosselli e Foiera riporta i laziali a meno due (27-25) ma basta che torni in campo un ispiratissimo Melli (10 punti e 8 rimbalzi a metà gara: bisognerebbe che gli osservatori dei Lakers venissero al palasport più spesso...) e la Trenkwalder riaccende i motori e risale al più 8 (38-30). E qui i biancorossi commettono qualche errore e qualche pasticcio di troppo. E così Reggio si infila nel tunnel degli spogliatoi, a metà gara, con soli 5 punti di vantaggio. Un margine che, con un po’ più di attenzione e oculatezza, avrebbe potuto essere più consistente. Bravi, ma non bravissimi.
PAURA E GIOIA. Beh, cos’hanno bevuto i biancorossi nell’intervallo? Un camomillone letargico? Quando si torna in campo la Trenkwalder è un’altra squadra. E, soprattutto, non difende più. E se lasci giocare Veroli, una formazione che segna quasi 90 punti a partita, rischi di essere spazzato via. Così gli ospiti realizzano 15 punti in poco più di tre minuti ed effettuano il sorpasso (49-50). Per fortuna che anche Veroli lascia varchi enormi e Boscagin ci si infila a ripetizione. I biancorossi resistono e restano avanti fino al 61-57 poi la marea laziale diventa incontenibile e al 30° Veroli è avanti sul 63-66 dopo aver segnato 29 punti in 10 minuti con 5/8 da 3 punti. Giocando a questi ritmi e concedendo così tanto agli avversari, non si vince mai.
La gara, però, continua, tra alti e bassi, tra errori e botte, in equilibrio precario con gli arbitri che vanno in confusione. La Trenkwalder perde Melli per i falli (nella ripresa il golden boy biancorosso è stato più opaco), ma ritrova cuore, coraggio e una gran difesa. E così, concedendo solo 9 punti in 9 minuti agli avversari, Reggio torna in vantaggio a due minuti dalla fine (78-75) grazie a Frosini e Marigney. Nel finale succede di tutto. Boscagin, e un bravissimo Frosini, mancano il colpo del k.o. E, allora, per portare a casa un successo che festeggia le 200 gare in Legadue, vale il 2° posto in classifica e l’accesso alle final-four di Coppa Italia, bisogna soffrire fino a 7 secondi dalla fine quando Smith sale in cielo e cattura un rimbalzo che vale il match. Reggio conquista una gara non bellissima ma importantissima. Ritrovando il cuore e la «fame». E non è poco...
Daniele Barilli - Il resto del Carlino 10 gennaio 2010
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