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Pozzecco piange in TV dopo Italia-Spagna, è per Polonara: “È l’unica cosa che mi fa soffrire”

L'Italia brilla ancora agli Europei di basket. Battuta anche la Spagna, dopo un inizio shock con uno svantaggio di 13-0 contro gli uomini di coach Scariolo. È partito da qui Gianmarco Pozzecco nella sua analisi post-partita. Sempre imprevedibile il Poz, che ha vissuto anche un momento difficile, lasciandosi andare alle lacrime mentre parlava di Achille Polonara e non solo.
Le parole di Pozzecco dopo Italia-Spagna agli Europei di basket
Prima si è tolto qualche sassolino l'ex cestista esaltando la compattezza dell'Italbasket, con buona pace di chi è troppo critico. Queste le parole a Rai Sport: "Penso che un inizio del genere avrebbe distrutto qualsiasi squadra di questo Europeo. Invece, ancora una volta, questi ragazzi hanno dimostrato di tenerci enormemente, di non morire mai. Soprattutto quelle cose che vi continuo a raccontare da quando vi sono seduto su questa panchina. C'è chi vuole far finta di niente, c'è chi vuole vedere altre cose, c'è chi vuole scassare la min***a".
Pozzecco piange in TV dopo Italia-Spagna, è per Polonara: “È l’unica cosa che mi fa soffrire”
Pozzecco piange in TV dopo Italia-Spagna, è per Polonara: “È l’unica cosa che mi fa soffrire”
Le lacrime di Pozzecco durante l'intervista e il pensiero per Polonara
Gonfia il petto Pozzecco quando parla della solidità del suo gruppo e del suo essere squadra. Nei momenti cruciali, infatti, al coach della Nazionale azzurra è piaciuto come siano stati cercati tutti i protagonisti della sua squadra: "È l'unico modo che abbiamo per ottenere questo risultato, che è tanta roba. Mi dispiace per Sergio (Scariolo, coach della Spagna, ndr), che è un amico, perché domani si giocano la qualificazione. Però queste sono tutte cose che potete continuare a discutere tra di voi".
C'è però un cruccio per Pozzecco ed è quello di non poter contare su due giocatori, ovvero Achille Polonara e Stefano Tonut. Il primo deve fare i conti con la malattia, la leucemia mieloide, mentre il secondo con un infortunio. E qui Gianmarco è crollato emotivamente: "L'unica cosa che mi fa soffrire è che non ci siano qui con noi Achille e Tonno. Achille, soprattutto, non me ne vorrà il mio amico Stefano… Perché oltre a non essere qui con noi, è in ospedale a Valencia".
L'infortunio di Niang
Emozioni forti anche parlando dell'infortunio di Niang alla caviglia: "Alla fine ho giocato per il canestro, quindi so cosa vuol dire stare in campo, giocare bene, sentirsi la fiducia e l'amore dei propri compagni, dello staff. A un certo punto essere costretto, perché metti male una caviglia, a uscire dal campo. Quindi soffro con loro, gioco con loro".
Fanpage

Pozzecco convoca Polonara, la mossa empatica di un Ct fuori dagli schemi

 

La mossa del Commissario tecnico dell'Italbasket: inserisce tra i convocati il nome del giocatore che sta combattendo la leucemia e gli affida un incarico tecnico che si può eseguire a distanza, dimostrando di non avere perso l'estro da "mosca atomica" che fece la sua fortuna di cestista altro 1,81 in un mondo di giganti

Tutto può mancare a Gian Marco Pozzecco, di certo la freddezza e non è detto che sia sempre un male, ma non l'empatia. In arte Poz, il vulcanico Ct della Nazionale di pallacanestro ed ex playmaker dell'Italia di Recalcati, argento olimpico ad Atene 2004, soprannominato mosca atomica.

Lo prova questo video dal ritiro dell'Italia in vista del mondiale in programma dal agosto. Lo prova soprattutto la lista dei convocati: tra loro c'è Achille Polonara, che sarebbe stato in campo, se durante i play off di campionato con la Virtus, non fosse stato fermato dalla diagnosi di una leucemia mieloide per cui si sta curando.

La convocazione non è pro forma: Polonara farà l'analista, il suo compito sarà dare a distanza un supporto concreto alla squadra in ritiro:  «La sua La sua conoscenza del contesto, della mia pallacanestro, di tutto l'ambiente, - ha spiegato il Poz alla Gazzetta dello sport - lo rende prezioso per noi. Lavorerà attraverso Synergy, un programma di analisi video e statistiche: attingeremo ai suoi spunti, alle sue idee, alle sue analisi, e sono convinto che sarà un valore aggiunto. Ha vissuto questa Nazionale dal primo momento, ha una visione completa di ciò che facciamo. Voglio che si senta realmente parte dell'ambiente azzurro". Per questa ragione sul profilo Istagram ufficiale dell'Italbasket il primo post del ritiro con il commento "primo pensiero" è stato il video della videochiamata a Polonara che sembra un bisticcio di parole ma non lo è affatto: è uno dei tanti modi che si possono inventare per fare squadra, tema del quale Pozzecco è maestro.

Pozzecco e Polonara del resto hanno condiviso tra campo e panchina una lunga strada inziata nel 2018-2019 con la maglia del Banco di Sardegna Sassari, vincendo la FIBA Europe Cup e raggiungendo la finale-scudetto, poi persa contro l'Umana Reyer Venezia in gara-7. E dopo, da quando il Poz, è Ct, con la Nazionale a partire dagli Europei 2022, passando per i Mondiali del 2023 e poi per il torneo preolimpico del 2024.

A proposito della sua filosofia di allenatore, il Poz, alla vigilia della sua prima uscita importante da Ct, raccontava a Fc: «Da giocatore sognavo che mi allenasse una persona che si fidasse di me indipendentemente dai miei limiti: sono convinto che un modo per far crescere un giocatore sia dargli fiducia. L'allenatore, come i capi in genere, cerca di avere il controllo, lo fa per la sua serenità: una squadra di disciplinati dà sicurezza, ma questo non è fidarsi. Io sono un po' anomalo. Mi affido veramente ai miei giocatori». Dei quali, pur essendo padre da appena due anni, ha sempre detto di sentirsi un po' padre: «Nel rapporto di paternità - ci spiegava nell'intervista citata - «il dato più significativo è l'altruismo: quando la mia bimba ha la febbre alta, se potessi prendermi la febbre al suo posto lo farei senza pensare. Quello che desidero per lei non è che mi dia delle soddifazioni , ma che viva felice e soddisfatta del suo percorso. Con i miei giocatori ho un atteggiamento simile».

Da uno che si esprime così, anche se poi qualche volta sbaglia perché per troppa empatia con la sua squadra eccede in proteste e si fa cacciare dalla panchina, l'idea della convocazione di Polonara, è un pronostico fattibile, perché fuori dagli schemi del basket ma dentro gli schemi della vita come è sempre stato il Poz, uno che con un metro e 81 di statura, che nel basket dei giganti valeva un soldo di cacio, ha saputo sognare una carriera da cestista e conquistarsela.

Famiglia Cristiana

Polonara: “Mia figlia ha capito tutto. Non dimenticherò la videochiamata con la famiglia Mihajlovic”


La Repubblica

Di fronte alla malattia, Achille Polonara non ha mai smesso di essere padre, marito, compagno di squadra. Dopo due mesi di ricovero, il suo ritorno a casa – anche se per adesso a Valencia e non a Bologna – è stato un’esplosione di emozioni. Ora guarda avanti, con determinazione e amore. Achille Polonara sta affrontando, per la seconda volta in pochi mesi, una battaglia durissima. Dopo la diagnosi di tumore al testicolo nel 2023, nel maggio scorso ha ricevuto una notizia che nessuno vorrebbe mai sentire: leucemia mieloide acuta. Da quel momento, tutto è cambiato. Ma non la sua forza. Il ritorno a casa, documentato da un video commovente, ha mostrato il lato più umano di questo campione: due bambini piccoli che lo stringono in un abbraccio travolgente dopo un mese e mezzo di lontananza. Nessuna parola, solo lacrime, sorrisi.

Il video dell’abbraccio con i bambini

“Il video è nato in modo spontaneo – racconta Achille al Corriere della Sera – Erika mi ha detto: aspetta in macchina. Poi mi sono piombati addosso. Dopo così tanto tempo senza vederli, è stato meraviglioso”. I figli, Achille Jr (3 anni) e Vitoria (quasi 5), non sapevano che il papà era in ospedale. Ma i bambini sentono, capiscono. E Vitoria più di tutti. Durante una videochiamata ha notato che il papà aveva perso i capelli e ha detto alla mamma, con tono serio: “Mi hai detto una bugia. Se ha perso i capelli, vuol dire che sta male come l’altra volta”.
Un'altra salita da affrontare

La diagnosi è arrivata a Bologna, all’Ospedale Sant’Orsola. “Dal buio assoluto al terrore – ricorda – persino i medici faticavano a trovare le parole. Quando senti la parola ‘leucemia’, capisci davvero quanto è dura solo quando inizi le cure”. E non è stato semplice: flebo continue, antibiotici, nausea, giorni interi legato a un letto. Per aumentare le possibilità di guarigione, Polonara ha scelto di trasferirsi a Valencia, dove ha potuto accedere subito a una terapia sperimentale in compresse, non ancora disponibile in Italia. Dopo un primo ciclo di chemioterapia, ha iniziato il trattamento con le pastiglie. Il secondo ciclo è previsto per il 4 agosto, poi tornerà a Bologna per il trapianto di midollo.

Una rete di affetto

In questo percorso difficile, non è solo. Accanto a lui c’è la moglie Erika, “la mia vita”, come la definisce lui. Sei anni di matrimonio, un amore solido, una compagna che non lo lascia mai. “Mi sprona, mi tiene in piedi nei momenti bui. Ha una forza incredibile”. E poi ci sono gli amici, i compagni della Virtus Bologna che sono andati a trovarlo in ospedale con la Coppa dello Scudetto, e tutta la comunità del basket italiano. Il c.t. Gianmarco Pozzecco gli scrive ogni giorno. Marco Spissu, suo grande amico, lo chiama sempre. E anche persone mai incontrate prima, come la famiglia di Sinisa Mihajlovic, che proprio a Bologna ha combattuto la leucemia: la moglie Arianna e i figli con una videochiamata hanno voluto esprimergli vicinanza in un momento così delicato. “Sono sommerso da un affetto incredibile. Questo mi dà forza. La gente, i tifosi, gli amici: mi stanno aiutando a lottare”.

Le emozioni della sera, la musica e una promessa

Achille non nasconde i momenti difficili. “La sera a volte arriva il buio. Non riesco a trattenere le lacrime, soprattutto quando ascolto certe canzoni”. In particolare una, che è diventata la colonna sonora della sua battaglia: Il mio giorno più bello nel mondo di Francesco Renga. Un inno alla vita, alla famiglia, all’amore. E poi c’è una frase che lo guida ogni giorno. Non viene da un medico né da un motivatore. Viene dalla sua bambina: “Ti voglio vedere sempre con il sorriso”. È questa, oggi, la medicina più potente per Achille Polonara.