L'analisi del momento della Reggiana dopo la sofferta vittoria con il Pisa

REGGIO - Un tormentone di qualche estate fa di Valeria Rossi aveva come jingle il "dammi tre paole" eccetera eccetera. Noi, traslando il ritornello e adattandolo alla realtà della Reggiana, prendiamo in prestito solo una delle "parole" che la meteora Rossi richiedeva: del "sole, cuore e amore" salviamo la seconda, alla quale affianchiamo "discontinuità e onestà". Cuore, quindi: perché senza cuore, senza orgoglio, mai e poi mai si sarebbe vinto ieri contro il Pisa. In dieci dal 35' a causa dell'espulsione di Lanna, i granata sono riusciti a portare negli spogliatoi lo 0-0 pur non giocando assolutamente bene e, anzi, rischiando tantissimo negli ultimi minuti della prima frazione. Poi, nell'intervallo, mister Mangone si deve essere fatto sentire poiché, pur non cambiando elementi, di fatto nella ripresa in campo c'erano dieci giocatori che non erano scesi sul terreno verde in precedenza. Dieci guerrieri, che per una volta hanno dato l'idea di essere squadra e di poter non solo contenere l'esuberanza dei toscani - peraltro in netto calo nella seconda frazione di gioco - ma di risultare anche pericolosi in avanti. Poi, ci ha pensato la vecchia legge del calcio a farsi giustizia ancora una volta: in 2' si è passati dalla mostruosa occasione da gol sprecata da Obodo allo splendido 1-0 di capitan Zini, che ha regalato ai granata 3 punti tanto importanti quanto meritati non tanto per le occasioni create quanto per l'atteggiamento mostrato in campo. Poi, però, dobbiamo parlare anche di discontinuità: non è possibile vedere a distanza di 6 giorni quattordici giocatori che prima vengono presi a sberle dal Carpi (mica il Manchester City, con tutto il rispetto per il lavoro di Notaristefano) e quindi mostrano gli occhi della tigre contro il Pisa. Andando ancora più a fondo nella psicanalisi granata, si possono ritrovare due Reggiane in un'unica partita: contro la Pro Vercelli, contro il Carpi, contro il Pisa. A primi tempi orribili, se non altro si sono succedute riprese più positive culminate nell'impresa di ieri. Questo, è evidente, è sintomo di debolezza e, soprattutto, di motivazioni che hanno bisogno di una "causa scatenante" per emergere, per venire a galla. Nessuno, visto l'organico di questa squadra, storce la bocca in caso di eventuali sconfitte in serie, ma almeno ci deve essere l'impegno per 90' e oltre. Ed è questo il motivo per cui, l'ultima "parola" che diamo a Valeria Rossi è onestà: l'ha sbandierata mister Mangone ieri nell'accesa conferenza post gara, attaccando la stampa locale. La stessa parola la invochiamo noi per fare un po' di chiarezza: quando all'inizio della stagione la società aveva detto, pur con una rosa imbottita di giovani e di dubbi, che si sarebbe senz'altro fatto meglio del passato campionato, aggiungendo che si faceva fatica a "trovarne quattro meglio della Reggiana", si è dato l'alibi ai tifosi e agli addetti ai lavori per criticare ora, classifica alla mano. Quando si è venduto Stefani senza acquistare un giocatore di pari livello, si è poi completata l'opera. Allo stato, lo ribadiamo per la millesima volta, questa squadra non può che lottare per non disputare i play-out. Ecco perché quelle dichiarazioni adesso rimbombano come cannonate tra gli spalti - sempre semideserti, perché? - del "Giglio".

Alessio Fontanesi - reggionline.it