Per Alessandro Finelli, il match di domenica a Forlì sarà il primo di due test importanti per valutare la crescita della Trenkwalder

- La Gazzetta di Reggio -

26/11/2010 09:29 - MAURO GRASSELLI

REGGIO. Per Alessandro Finelli, il match di domenica a Forlì sarà il primo di due test importanti per valutare la crescita della Trenkwalder, squadra che, a giudizio del coach, ha già cominciato a mostrare progressi, ma è ancora carente a livello di continuità nei 40 minuti.
«Forlì - attacca l’allenatore della Pallacanestro Reggiana - è una importante tappa per noi, perché diventa una bella verifica della nostra solidità. Troveremo una squadra che giocherà una partita da “vita o morte” perché ha bisogno di punti, quindi da un lato avrà grande determinazione e dall’altro sicuramente scenderà in campo con una grande pressione sulle spalle. Per noi è una verifica, perché la vittoria passa da una gara solida e continuativa lungo l’arco dei 40 minuti. Sembra una frase scontata, ma per Reggio la continuità di rendimento in difesa e in attacco è il primo obiettivo da raggiungere, è la nostra prima importante area di miglioramento; è la strada per fare un passo in avanti e produrre 2 punti importanti per la classifica. Anche analizzando la partita con Ferrara, nel terzo e quarto quarto ci sono stati pesanti break causati da black out, anche difensivi, che non ci possiamo permettere».
Che ne pensa della squadra forlivese?
«Nello specifico, abbiamo vari punti d’attenzione. Il primo è la loro grande presenza in post basso, dentro l’area, con Gordon che è anche la loro prima opzione in attacco. E’ un 4 che gioca bene dentro l’area, ben supportato da Foiera e Poletti, anche loro giocatori di fisicità e presenza dentro l’area. Dovremo limitare questo loro aspetto. Poi ci sono Licartovsky e Wittman, bravi ad innescare tiri da tre punti in uscita dai blocchi, stile Slanina. C’è la verve di Piazza e Forray, da contenere nelle penetrazioni. Sono due play tascabili che fanno della velocità e delle penetrazioni il loro punto di forza. Infine c’è il rientrante Lestini, che va limitato nel tiro da tre punti».
Come sta la Trenk dal punto di vista fisico? Beck ha giocato solo pochi minuti nell’amichevole di mercoledì con Cremona.
«Abbiamo due punti interrogativi. Cervi è rimasto fermo fino ad oggi (ieri per chi legge, ndr) e vedremo come reagirà. Beck si è fermato dopo 9 minuti per una infiammazione alla pianta del piede. Oggi non si allenerà».
Rischia di saltare la partita di domenica?
«Spero di no, ma dipende da ciò che dicono i medici».
Gli altri ex acciaccati?
«Tutto a posto».
Nell’amichevole con Cremona si è vista maggiore continuità?
«Direi di no. Era solo un’amichevole. Abbiamo dato ampio spazio a Grisanti e Pini, che mi sono piaciuti. Dal punto di vista difensivo, abbiamo un’ampia area di miglioramento: c’è tanto da fare sulle collaborazioni difensive. In attacco, soprattutto nei primi 20 minuti, abbiamo migliorato l’automazione dei nuovi giochi offensivi. Abbiamo lavorato per migliorare gli automatismi con buoni risultati».
Quali cambiamenti ha visto nella Trenkwalder in questi primi giorni a Reggio?
«Contro Ferrara ho visto buoni momenti (intensità, controllo dei rimbalzi, contropiede) ma con pochissima continuità. Forlì è molto forte a rimbalzo e dentro l’area. Anche per questo è una bella verifica, per noi. Forlì in trasferta e Scafati in casa sono due verifiche importanti: ci diranno se possiamo alzare l’asticella in vista del ciclo che ci attende tra dicembre e gennaio, che prevede partite con squadre molto forti».
La Trenk ora parte con un americano in panchina. E’ un lusso?
«No, perché alla fine Joe (Smith, ndr) mette insieme un buon minutaggio e gioca nei momenti importanti. C’è una buona distribuzione dei minuti. Joe è con noi da un mese e non è ancora al 100%. Poi, qualunque scelta facessi, avrei comunque in panchina due esterni che non sono meno importanti dei tre in campo».
Frassineti gioca da guardia. Qual è il suo ruolo ideale?
«E’ più una guardia pura che una guardia-play. Quello che ho visto l’anno scorso a Forlì era quello di adesso, come ruolo, cioè una guardia. A Reggio ha giocato così con Coen e gioca così con me. La sua intensità difensiva è importante: gli affido il miglior esterno della squadra avversaria e lui mette un’impronta di aggressività. E’ il giocatore che ha limitato meglio Harrison a Udine e che ha pressato Farabello (non a caso, è stata la partita in cui il ferrarese è stato limitato di più). Frassineti può marcare indifferentemente le guardie e i play. In attacco ci garantisce pericolosità».
Il sesto uomo in grado di uscire dalla panchina e cambiare la partita è Slanina?
«Con le rotazioni attuali (in futuro potrebbero cambiare), abbiamo Smith e Slanina che possono cambiare le partite».

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