- La Gazzetta di Reggio -
24/03/2011 17:00 - Mauro Grasselli
REGGIO. La Trenkwalder è cresciuta: è «più squadra» e può giocarsela anche con le sei big da affrontare a qui alla fine della stagione. Parola di Roberto Rabitti, che in casa Pallacanestro Reggiana cura i rapporti con i tifosi, secondo il quale Reggio ha i parametri per giocare in serie A. La Trenkwalder ha battuto Forlì nello scontro diretto in coda, importantissimo per la salvezza. Come ha vissuto la partita? «Come tutti quelli che erano al Palabigi: da grande tifoso. Però avevo una certezza: che ce l'avremmo fatta. Ero anche al palasport di Ferrara, ed anche quella è stata una buonissima partita, ma siamo arrivati stanchi ai minuti finali. E' stato davvero un peccato perderla. La squadra sta migliorando, e anche contro Forlì si è vista intensità e abnegazione da parte di tutti». Vittoria importantissima, quella su Forlì. Ma la salvezza... «No, non siamo salvi. Ma siamo sulla buona strada. Anche perché San Severo ha perso e perché ora abbiamo la differenza canestri a favore con Forlì, per cui sono moderatamente fiducioso. La squadra è cresciuta, e già a Ferrara avevamo dominato la gara. Alla fine avevamo ancora un fallo da spendere, per cui io, da tifoso, dico che avrei fatto fallo per non mandare al tiro i ferraresi». Il calendario dice che nelle ultime sei gare Reg- gio deve affrontare squadra racchiuse nelle prime sette posizioni. «Lo so, ma può succedere di tutto. Siamo una squadra capace di esaltarsi di più proprio affrontando le big. Il calendario è difficile, ma ce la giochiamo. E poi, ultimamente le prime in classifica stanno perdendo qualche colpo. Può darsi che qualcuna sia un po' cotta». 0 che stia tirando fiato in vista dei play off. «E' un po' presto per pensare ai play off. Ma noi dobbiamo solo pensare al nostro obiettivo, che è la salvezza. Su questo sono fiducioso. Se domenica scorsa Casalpu-sterlengo avesse perso, l'avremmo raggiunto». Domenica la Trenk giocherà a Scafati. «Ho solo dei bei ricordi di Scafati. Abbiamo sempre giocato bene, là». Cos'è cambiato in casa Pallacanestro Reggiana dopo l'ultima rivoluzione, quella che ha visto la partenza di Smith e Salvi? «Ora è pia squadra, più gruppo. E' stata una decisione difficile da prendere, anche perché ora sulla carta siamo più deboli rispetto a prima, quando avevamo 10-11 buoni giocatori. Eppure siamo più squadra, e ora tutti, anche quelli che escono dalla panchina, hanno un compito e sanno come farlo». Domenica dalla panchina è uscito Giovanni Pini, che ha fatto un partitone. «Mi fa un piacere immenso. Giocava con i miei figli nelle giovanili biancorosse fin da quando aveva 12-13 anni. I genitori l'hanno sempre portato avanti e indietro da Carpi. Ricordo che poco prima dello scorso Natale ho detto loro: vedrete che Giovanni diventerà un bel giocatore. Mi hanno risposto: se lo dici tu... Beh, domenica l'abbiamo visto tutti: ha giocato con la grande grinta, la "cattiveria" e la voglia che mostrava anche da piccolo. Per questo mi fa estremamente piacere. E sono sicuro che dal vivaio usciranno altri ragazzi molto interessanti». Si parla tanto di riforma dei campionati. E circolano voci su una serie A allargata a 20-22 squadre, con ripescaggio di club economicamente solidi, tra cui Reggio. Che ne pensa? «La Pallacanestro Reggiana ha tutte le caratteristiche per parteciparvi, se dovesse andare in porto. Ha i parametri giusti, ha il pubblico...». Manca sempre il palaz-zetto nuovo, di cui si parla da 30 anni. «Sul pala ci potrebbero essere delle liete sorprese. L'amministrazione comunale sta cercando di fare qualcosa. La volontà c'è. In ogni caso, Reggio ha la società, il pubblico e i parametri necessari per far parte della prima serie». Non sembra una riforma facile, quella di cui si parla. La Legadue non sembra d'accordo. «Sì, è difficile. Ma si potrebbe essere costretti ad arrivare ad un intervento, perché vedo che la crisi economica sta mettendo in difficoltà tante squadre». Da qualche mese lei non fa più parte del consiglio d'amministrazione della Pallacanestro Reggiana, ma ha mantenuto la delega per i rapporti con i tifosi biancorossi. «Sì, e devo dire che la Trenk ha un grande pubbli- co. Lo ringrazio per il sostegno che dà alla squadra. I ragazzi del Collettivo sono sempre dappertutto; stanno organizzando la trasferta a Barcellona, e credo che qualcuno andrà anche a Scafati, domenica prossima». Se lo psicodramma cesti-stico accaduto quest'anno in casa Trenk fosse accaduto in altre piazze, magari sarebbero successe cose molto più drastiche da parte della tifoseria. «Infatti sono impressionato dal nostro pubblico. In altre piazze avrebbero mollato la squadra. Qui invece non la mollano; qualche contestazione, però alla fine i ragazzi ci sono sempre a tifare. Qui c'è una forte maturità e una forte passione del pubblico». Se la Trenk si salva, l'anno prossimo il primo punto fermo sarà Frates? «Sì. Ci può stare tutto, ma ha altri due anni di contratto. E sono sicuro che con una squadra costruita da lui fin dall'inizio sarà tutta un'altra storia». Ora siamo più squadra. Perla salvezza sono fiducioso. Il palasport? Potrebbero esserci liete sorprese
Nessun commento:
Posta un commento