- Informazione Reggio Emilia -
14/05/2010 09:18 - di Adelmo Tagliavini
Iplayoff riprendono la marcia. In pochi giorni si decide il destino delle squadre. Logica crudele ma gradevole. Chi vince continua il cammino, chi perde si ferma. Tra stasera e domenica, la Trenkwalder (500esima gara giocata in serie A dalla Pallacanestro Reggiana dal lontano’82 anno del debutto in A2) giocherà a Vigevano (in campo alle 20.30) il doppio appuntamento che vale il passaggio alle semifinali, per una sfida dove “Non c’è domani”. Come arriva la squadra biancorossa a quest’appuntamento? Il momento è inutile nasconderlo, non è dei più esaltanti. L’ultimo successo Trenkwalder lontano dalle mura amiche risale al 21 febbraio con la vittoria per 72-68 a Casale, poi da quel giorno sono arrivate solo batoste. Legnate pesanti e violenti. Nell’ordine Mestre, Rimini, Pistoia, Imola e Veroli. Il gap complessivo dice -92. Possiamo aggiungere il pesante rovescio maturato domenica scorsa in “Gara 1” sempre contro Vigevano con un altro grande freddo: -22. Poi che nel corso di alcune gare di stagione regolare, Melli e Kudlacek hanno saltato e che domenica sera mancava Fultz, ma tutto questo non basta per giustificare simili rovesci.
Eppure l’avversario lomellino non è nulla di trascendentale. La Miro Radici è una squadra neopromossa dall’A Dilettanti approdata in Legadue con l’imperativo di salvarsi. Una Trenkwalder incerottata come quella apparsa martedì sera in via Guasco, è stata in grado di far risultato. Perché quindi non riprovarci? E’
logico che segnando la miseria di 58 punti non si fa strada. Martedì i biancorossi ne hanno messi a bersaglio 94, vale a dire 36 in più. E’ vero che in campo c’era Fultz, ma la presenza del play scuola Fortitudo non può giustificare un simile cambio di passo. Allora dove sta il nocciolo della questione? Semplice. Dalla voglia di vincere. Sulla strada dei biancorossi non c’è Kobe Bryant ma un nucleo modesto di giocatori. Vedere in campo una squadra molle, senza voglia di lottare e senza cattiveria agonistica, dà modo anche ad una formazione inferiore di far risultato. Per questo pretendiamo ed esigiamo massimo impegno da parte di tutti. Queste sono gare che valgono una stagione. E fallirle vorrebbe dire logorarsi l’estate. Poi possiamo aggiungere i problemi reali alla vista di Fultz o all’alluce destro di Frosini, sino alle difficoltà di Kieza ed Ibarra, ma questa Trenkwalder ha le armi per imporsi. Deve farlo per dare un segnale ad una proprietà e ad una città che merita molto più degli spettacoli indigesti andati in scena nel corso dell e ultime occasioni.
14/05/2010 09:18 - di Adelmo Tagliavini
Iplayoff riprendono la marcia. In pochi giorni si decide il destino delle squadre. Logica crudele ma gradevole. Chi vince continua il cammino, chi perde si ferma. Tra stasera e domenica, la Trenkwalder (500esima gara giocata in serie A dalla Pallacanestro Reggiana dal lontano’82 anno del debutto in A2) giocherà a Vigevano (in campo alle 20.30) il doppio appuntamento che vale il passaggio alle semifinali, per una sfida dove “Non c’è domani”. Come arriva la squadra biancorossa a quest’appuntamento? Il momento è inutile nasconderlo, non è dei più esaltanti. L’ultimo successo Trenkwalder lontano dalle mura amiche risale al 21 febbraio con la vittoria per 72-68 a Casale, poi da quel giorno sono arrivate solo batoste. Legnate pesanti e violenti. Nell’ordine Mestre, Rimini, Pistoia, Imola e Veroli. Il gap complessivo dice -92. Possiamo aggiungere il pesante rovescio maturato domenica scorsa in “Gara 1” sempre contro Vigevano con un altro grande freddo: -22. Poi che nel corso di alcune gare di stagione regolare, Melli e Kudlacek hanno saltato e che domenica sera mancava Fultz, ma tutto questo non basta per giustificare simili rovesci.
Eppure l’avversario lomellino non è nulla di trascendentale. La Miro Radici è una squadra neopromossa dall’A Dilettanti approdata in Legadue con l’imperativo di salvarsi. Una Trenkwalder incerottata come quella apparsa martedì sera in via Guasco, è stata in grado di far risultato. Perché quindi non riprovarci? E’
logico che segnando la miseria di 58 punti non si fa strada. Martedì i biancorossi ne hanno messi a bersaglio 94, vale a dire 36 in più. E’ vero che in campo c’era Fultz, ma la presenza del play scuola Fortitudo non può giustificare un simile cambio di passo. Allora dove sta il nocciolo della questione? Semplice. Dalla voglia di vincere. Sulla strada dei biancorossi non c’è Kobe Bryant ma un nucleo modesto di giocatori. Vedere in campo una squadra molle, senza voglia di lottare e senza cattiveria agonistica, dà modo anche ad una formazione inferiore di far risultato. Per questo pretendiamo ed esigiamo massimo impegno da parte di tutti. Queste sono gare che valgono una stagione. E fallirle vorrebbe dire logorarsi l’estate. Poi possiamo aggiungere i problemi reali alla vista di Fultz o all’alluce destro di Frosini, sino alle difficoltà di Kieza ed Ibarra, ma questa Trenkwalder ha le armi per imporsi. Deve farlo per dare un segnale ad una proprietà e ad una città che merita molto più degli spettacoli indigesti andati in scena nel corso dell e ultime occasioni.
Nessun commento:
Posta un commento