Oggi la Trenkwalder sta mostrando la parvenza di una squadra. I segnali sono incoraggianti.

- Informazione Reggio Emilia -

22/03/2011 15:05 - di Adelmo Tagliavini

Il patto tra i giocatori: tutti per uno, uno per tutti, sembra incanalato sui giusti binari.
La decisione della società biancorossa di accantonare le mele marce Smith e Salvi si sta rivelando efficace. Oggi la Trenkwalder sta mostrando la parvenza di una squadra. I segnali sono incoraggianti. L’urlo finale della panchina con Frates in testa seguito a ruota dal fido Menetti, i giocatori ad abbracciarsi a fine gara, il saluto al pubblico che ha agito da sesto uomo. Tutto questo nel giorno più difficile della storia 30ennale della Pallacanestro Reggiana in serie A. Da tempo non si respirava tanto entusiasmo intorno alla squadra. Il K.O. a fil di sirena rimediato a Ferrara aveva fatto male. Gli spettri iniziavano a serpeggiare, le paure di riuscire a non farcela, potevano rivelarsi pericolose, invece la Trenkwalder ha saputo rialzare la testa e nella vittoria ottenuta contro Forlì, tutti i giocatori hanno saputo trovare una valutazione positiva. La luce torna a splendere. Non era facile rialzarsi dopo aver preso un pugno in faccia, ma la Trenkwalder ha saputo farlo. Segnale incoraggiante. Ci sono poi alcune situazioni tattiche che sono cambiate.
Il leader In panchina prima di tutto. Frates ha in mano la situazione del gruppo. Da tecnico navigato, esperto ed abile, l’architetto milanese ha saputo agire come anni fa aveva fatto il suo attuale agente vale a dire Virginio Bernardi. Via le figure che ostacolavano il suo compito (al tempo Ricci e Fantozzi) e dentro gente fidata che avesse voglia di sbattersi. La voglia di combattere messa in campo da Pini è stata sconvolgente. Il baby di Carpi ha lottato come un veterano, non ha mollato di un centimetro, si è buttato nella mischia e lo ha fatto con la spada. Con le debite proporzioni ci è sembrato di vedere Big baby al secolo Glen Davis dei Boston Celtics. Poca classe ma tanta irruenza e forza fisica. Poi siamo tutti consapevoli che non sarà un giocatore di classe, ma per emergere, servono anche i comprimari, che quando vengono spediti in campo, fanno sino in fondo il loro dovere. E Pini lo ha fatto, anche contro Udine e Ferrara aveva fatto cose pregevoli, contro Forlì si è ripetuto, ha saputo far meglio diventando un fattore. Nel successo ottenuto dalla Trenkwalder, la sua mano ha inciso.
Robinson Sarà anche un giocatore con una classe non eccelsa, non sarà uno da palleggio, arresto e tiro, ma ha doti di leadership. Sa tenere unita la squadra, ha energia fisica, sa prendersi responsabilità e sa leggere le situazioni sul campo. Capisce quando arriva il momento di servire il compagno e quando invece andare in “uno contro uno” in penetrazione dove le sue rasoiate sono spesso letali.
Bell E’ il volto nuovo della squadra. Ha mostrato cose apprezzabili ma non ha continuità. Al di là dell’infortunio subito al volto, ha momenti di abulia e spesso si estranea dal gioco. Trova minuti di fuoco ma gli basta poco per spegnersi. Però ha saputo mettersi al servizio della squadra con grande sagacia. Lo ha fatto entrando in punta di piedi senza andare a rompere certi equilibri che stavano consolidandosi.
Il futuro L’errore più grosso sarebbe quello di sedersi pensando che il più è fatto. Sarebbe un errore imperdonabile. Forlì ha dimostrato di essere una squadra viva che non si darà per vinta facilmente. La Trenkwalder ha compiuto un grosso balzo verso la salvezza, ma lo striscione del traguardo resta ancora lontano. Servono altre imprese per festeggiare.

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