Rudy Valenti è diventato uno dei pilastri della Trenkwalder

- Il Resto del Carlino -

14/04/2011 08:49 - Gabriele Gallo

E PENSARE che c’era chi voleva sbarazzarsene a un certo punto della stagione. Un po’ perché il suo rendimento era altalenante, un po’ perché in società alcuni dirigenti non credevano più in lui.Di acqua sotto i ponti, da allora, ne è passata tanta. Rudy Valenti è diventato uno dei pilastri della Trenkwalder e la sta aiutando in maniera fondamentale a raggiungere la salvezza, indossando anche i panni del trascinatore tutto lotta dura senza paura, diventando in breve l’idolo della curva biancorossa.
Valenti, come ha fatto la Trenkwalder a battere ben due capoliste?
«Perché non siamo più quelli di prima, fragili e pieni di paure, ora siamo unitissimi, stiamo bene insieme e tutti, sottolineo tutti, lavoriamo per l’obiettivo che ci siamo posti: la salvezza».
Possiamo definirla il trascinatore emotivo della squadra?
«Vi ringrazio per la stima. Ma credo di non fare nulla di speciale tranne dare tutto me stesso sul parquet. Dopo l’arrivo di Frates, quando tutto si è stabilizzato e ogni giocatore ha avuto un ruolo preciso ho avuto modo di mostrare le mie qualità e ne sono molto contento».
In effetti coach Frates ha dimostrato di credere molto in lei...
«E’ vero. Non diversamente da tutta la squadra e, direi, tutto l’ambiente, anche la mia annata è stata costellata di momenti difficili. Ci sono stati dubbi pure sulla mia permanenza qui. Quando però Frates è arrivato ha detto che mi voleva e che avrei giocato. E’ stato un onore per me, ma anche una responsabilità».
Come ha reagito la squadra all’assenza del coach?
«Ovviamente è stata una botta tremenda per tutti. Ma avevamo il dovere di reagire, soprattutto per lui. Prima della partita contro Venezia ci ha mandato un sms, dicendo che era orgoglioso di noi e che dovevamo scendere in campo con grandissima grinta. Per me le sue parole sono state preziose, ma credo anche per tutti i miei compagni. Adesso ci siamo stretti tutti intorno a Max (Menetti, ndr), che è un bravissimo allenatore e sta portando avanti alla grande il lavoro di Fabrizio».
Come vanno i suoi problemi fisici?
«Benino. Vorrei dire di più ma, visto l’andazzo, sono sicuro che mi tirerei addosso una sfortuna (il lungo marchigiano dice ben altra parola, ndr) tremenda. A dirvela tutta, un po’ scherzando un po’ no, sto dando un’occhiata alle mappe astrali. Perché se un meteorite si avvicina alla terra, sicuro che casca sulle nostre macchine in via Cassala».
Dopo le ultime grandi vittorie quante possibilità ha la Trenkwalder di salvarsi?
«Per scaramanzia non dico nulla. Ma ho l’impressione che il verdetto definitivo lo sapremo solo alla fine della partita con Veroli».

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