BISOGNAVA proprio soffrire così tanto, accidenti-acci-dentaccio? Vabbè,
ragazzi: forse siamo diventati un po' difficili, lo ammettiamo. Però...
Però la sciagurata Scavolini di ieri sera, capace di buttare al vento 24
palloni, si poteva e si doveva incornare prima. Poi, sia ben chiaro,
tutto è bene quel che finisce bene. Ma ricordiamoci che, a scherzare con
il fuoco, poi si rischia di bruciarsi. Resta il fatto che la
Trenkwalder conqui-
sta il 3 ° successo consecutivo, abbatte un tabù storico (a Reggio erano
17 anni che la Scavolini non chinava la testa) e conferma di avere
un'importante identità di squadra e un'invidiabile solidità soprattutto
dal punto di vista difensivo.
La Scavolini è risalita fino al meno 4 |49-45l poi si è scatenato Taylor
LA SQUADRA di Menetti avvolge le avversarie come un boa e le stritola a
poco a poco. Poi quando trova qualche sprazzo di grande consistenza in
attacco, piazza il break e, quindi, vive di rendita richiudendo tutte le
porte davanti al proprio canestro. Ieri sera è sucesso proprio così.
Perché, diciamoci la verità, la Trenkwalder non è stata proprio
brillantissima. Ha sofferto, faticato, sbagliato. Però ha lottato,
combattuto, difeso, buttato in campo tutto il cuore che aveva. E, alla
fine, ha vinto meritatamente concedendo solo 59 punti a quello che era
il 5 ° miglior attacco della serie A. Il segreto del successo, in fondo,
è tutto lì.
IN EFFETTI, all'inizio, la Trenkwalder sembrava
non riuscire ad accendere i motori. Un po' perchè la Scavolini aveva
preparato bene la partita tarpando le ali all'attacco reggiano. Un po'
perché il totem pesarese Crosariol spazza via tutti i biancorossi che
provano ad avventurarsi nell'area colorata. E un po' perché Reggio sente
la pressione di dover vincere a tutti i costi. Così ci vogliono 13
lunghi minuti per sbloccarsi. Succede, infatti, che la Trenkwalder
giochi per 3-4 minuti con un quintetto fatto quasi tutto da riserve. La
Scavolini avrebbe la possibilità di fuggire via, ma sbaglia tutto quello
che si può sbagliare e pure qualcosina di più. E quando Menetti ributta
in campo i titolari, la Trenkwalder accelera prepotentemente, aiutata
anche da una zona non proprio imperforabile.
PARTONO così i 5 minuti di sana follia biancorossa che, ormai,
caratterizzano ogni partita dei reggiani. Taylor e soci piazzano un
devastante break di 15-0 passando dal 19-21 al 34-21 e toccando il
massimo vantaggio sul più 15 (38-23). La Scavolini sembra un pugile
sull'orlo del ko tecnico. Non riesce più a superare la difesa della
Trenkwalder ed ogni azione è un calvario. Pesaro segna 7 punti in
10 minuti (2/14 al tiro) e quando va al riposo ha 13 lunghezze di
ritardo. La squadra di Menetti, magari, soffre un po', a tratti si
complica la vita da sola (1/6 da 3 punti a metà gara), non è sempre
bellissima da vedere, ma quando chiude a chiave il proprio bunker
difensivo e riparte in velocità diventa estremamente efficace e sa far
malissimo, esaltando un palasport pieno come un uovo e che esplode a più
riprese.
QUANDO si riparte la partita diventa una palude. Piena di trappole e in
cui entrambe le squadre rischiano di affondare. Si gioca male, a tratti
peggio. La Scavolini si diverte a suicidarsi e la Trenkwalder non riesce
ad approfittarne e a dare il colpo di grazia alla partita. Anzi, a
forza di sbagliare e pasticciare, i biancorossi rimettono in partita gli
avversari e a 10 minuti dalla fine Pesaro è tornata a meno 7 (49-42).
Il torpore bianco-rosso dura fino al meno 4 (49-45) poi quando la paura
sale nel cuore biancorosso,
quel «pazzo» di Taylor decide che è ora di fare sul serio e piazza due
siluri nel canestro avversario che ripor-tanpo la Trenkwalder in alto
mare (57-47). Reggio torna ad alzare il livello della propria difesa,
malgrado Ca-valiero faccia canestro anche dal parcheggio, e tanto basta
per chiudere la partita e conquistare il 3 ° successo consecutivo. E'
una vittoria del cuore e della difesa più che del bel basket, ma,
suvvia, non possiamo mica star lì a far troppo i difficili, non credete?
¦ Dooell Taylor si botta nell's
slia. Scavolini: nel finale è stato straordinario
di Daniele Barilli - Il Resto del Carlino

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