«Dio mi ha raggiunto dovunque, anche sui campi da calcio»


Calcio, il seminarista Francesco Ametta sta disputando il torneo della Montagna con la maglia della Borzanese

ALBINEA. Se la Borzanese vincerà il Montagna si potrà sostenere che il club albinetano abbia i suoi Santi in Paradiso. I fan della formazione di Borzano stiano tranquilli, però: l’intenzione non è quella di portare sfortuna, né tanto meno di essere blasfemi con il Superiore. La truppa di mister Vacondio è infatti l’unica squadra delle sedici partecipanti ad essersi qualificata per i quarti di finale con due turni di anticipo.

Francesco Ametta, attaccante prestato alla difesa borzanese, alla passione per il calcio affianca un’altra passione. Questo ragazzo di 22 anni studia per diventare prete e la sua tecnica, magari abbinata a qualche preghiera, detto con un sorriso, può essere il valore aggiunto dei tre volte campioni biancazzurri.

Partiamo dal calcio. Una passione nata da bambino?

«Sì grazie al papà, ex calciatore dilettantistico. Sia io sia Stefano e Gabriele, miei fratelli, abbiamo iniziato a giocare a calcio da bambini». 

Dove ha giocato?

«Ho iniziato nell’Albinea, per poi trasferirmi alla Reggio Calcio. Dagli Allievi fino a due anni fa ho giocato alla Falk». 

Ora è in forza alla Borzanese per il Montagna. Ci racconta questa esperienza? Da quanto tempo partecipa a questo Torneo?

«È il terzo anno che partecipo al torneo della Montagna. Un’esperienza affascinante. È bello giocare per il proprio paese ed un onore rappresentarlo. Ci conosciamo più o meno tutti da qualche anno ed è stimolante ritrovarsi insieme per il Montagna». 

Obiettivo, la vittoria finale.

«Speriamo».

Cosa significa per lei, nato e cresciuto in città il torneo della Montagna?

«Sono nato a Reggio, cresciuto ad Albinea. È un onore poter partecipare a un torneo così importante, rinomato, e giocare in posti bellissimi del nostro Appennino».

Ha un idolo calcistico?

«Javier Zanetti, per l’esempio di vita e perché sono interista».

Ci parla della sua vocazione? Quando ha sentito la chiamata?

«Credo che il Signore Gesù abbia pensato da sempre questa strada per me. La Sua voce si è fatta insistente negli ultimi anni delle superiori, specialmente attraverso gli amici e il rapporto personale ed intimo con Lui nella preghiera. La fatica dell’inizio si è poi rivelata la gioia più grande: riconoscere che Lui ha pensato per me una vita piena, oltre i miei più grandi progetti. È bello sapermi chiamato attraverso gli amici ed altrettanto bello vivere questa chiamata insieme a loro nella vita comune in seminario e con la Comunità Sacerdotale Familiaris Consortio». 

Possiamo parlare di una passione che è cresciuta in parallelo a quella per il calcio?

«Credo di sì. Sono cresciute insieme. È stata una strada attraverso la quale il Signore mi ha raggiunto tante volte».

Il calcio è infarcito anche di maleducazione. Come reagisce un futuro sacerdote ad una bestemmia in campo? Le è capitato?

«Sì mi capita spesso. È qualcosa che mi ferisce molto. Quando succede chiedo che possa non ripeterlo. È bello invece vedere in campo ragazzi e uomini educati nei gesti e nelle parole. Possiamo essere un bell’esempio, specialmente per i più giovani». 

Conosce la Clericus Cup, il campionato dei preti? 

«Ne ho sentito parlare. Per ora abbiamo vinto il torneo regionale dei seminari dell'Emilia Romagna». 

Quale ambito della vita ecclesiale la affascina maggiormente?

«Mi piace molto lavorare con i giovani come educatore, quest'anno ho fatto servizio in Oratorio ad Albinea, nel gruppo vocazionale Samuel e nel Movimento Giovani. Il Signore è vicino e parla attraverso i giovani ed è per me un grande dono camminare insieme a loro».
Gazzetta di Reggio

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