- La Gazzetta di Reggio -
15/11/2010 10:40 - MAURO GRASSELLI
REGGIO. In attesa di vedere il killer instinct, attesissimo e giustificato da una batteria di esterni da prima della classe, la Trenkwalder si lecca le ferite e rimugina sull’istinto suicida che venerdì sera l’ha portata a fare harakiri a Udine, dopo aver fatto altrettanto con Lodi e Pistoia.
Breve riepilogo: i biancorossi hanno aperto il campionato viaggiando sulle montagne russe: colpaccio a Jesi; primo suicidio stagionale con l’Assigeco Lodi, in casa (dal +12 al -13 finale negli ultimi 8 minuti del match); brodino domiciliare con San Severo; 40 minuti disastrosi a Verona; blitz sul campo dell’Aget Imola con bomba allo scadere di Beck; secondo suicidio stagionale, ancora in casa, questa volta con Pistoia (da +15 a -2 negli ultimi 5 minuti): una sconfitta che ha portato all’esonero del coach Piero Coen e all’ingaggio di Alessandro Finelli. Quest’ultimo ha debuttato venerdì a Udine, sul campo della capolista Snaidero. Partenza da psicodramma annunciato, poi due ottimi quarti centrali, con la squadra reggiana tonica fino a tre minuti dalla fine. A quel punto, sul +12, i biancorossi sono riusciti a ripetere le stucchevoli «imprese» tafazziane viste con Lodi e Pistoia, incassando un 16-1 che ha portato ad un 75-72 finale difficile da digerire, benché sia arrivato al termine di una partita che, oltre a palesare antichi fantasmi, ha lasciato intravvedere anche segnali positivi.
PSYCO-TRENK. La squadra reggiana, oltre ad avere uno sviluppatissimo istinto suicida (problema da analizzare e risolvere), sembra ancora imprigionata negli errori di costruzione commessi in estate. La carenza più macroscopica è quella riscontrata non solo in alcune circostanze, ma in modo pressoché sistematico, ed è quella accusata sotto canestro. Cedendo quasi sistematicamente a rimbalzo (44-26 venerdì a Udine), è ovvio che si finisca per pagare pegno sul fronte dei possessi, oltre che delle seconde opportunità di tiro per gli avversari.
RIMBALZI DOLOROSI. Come è stranoto, Salvi e Valenti non sono centri, mentre Frosini ha il doppio degli anni di Cervi (38 e 19), con tutti ciò che ne consegue in termini di minuti giocati. Il capitano è un grande professionista e un ottimo giocatore, ma non gli si può chiedere di giocare più di 15-20 minuti a partita. Cervi ha mostrato ottime cose e tutti auspicano possa diventare il vero «colpo di mercato» della Trenk in vista dei play off, ma è ovvio che un rinforzo sotto canestro, in ottica post-season, sembra necessario.
FIAMME REGGIANE. A Udine si sono visti anche diversi segnali positivi: quelli che nei 2 quarti centrali hanno portato la squadra a mettere sistematicamente sotto la capolista, a domicilio (parziale 29-50), grazie alle incursioni di una batteria di nani razzenti di prim’ordine, se fatta girare in modo lineare. Batteria fiammeggiante che però deve giocare «di squadra», slegandosi dalle individualità di atleti ricchi di talento, ma che possono anche infilarsi nella classica giornata-no, oppure accendere o spegnere la luce all’interno della stessa partita. E’ chiaro che Finelli non poteva portare a Udine una squadra molto diversa da quella presa in mano poche ore prima. Ma i segnali positivi, a prescindere dall’epilogo-horror, sono emersi, a cominciare dalle nuove soluzioni offensive. Ed è da queste confortanti tracce di vita sul pianeta Trenk che si deve ripartire.
PRECAMPIONATO. Per fortuna, c’è molto tempo per lavorare sulla squadra, anche perché la stagione (leggi promozione in serie A) sarà decisa solo ai play off, ed il periodo attuale è una sorta di lungo precampionato utile a prepararsi allo sprint
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