- Il Gazzettino -
11/04/2011 16:56 - Una questione mentale, niente di più. Se l'Umana Reyer ha incassato la quarta sconfitta interna, la terza nelle ultime quattro (Rimini, Pistoia e Reggio Emilia col solo successo su San Severo) è esclusivamente una questione di testa che ha impedito di limare quei dettagli che, alla lunga, hanno fatto la differenza. Ne è convinto coach Andrea Mazzon nel commentare il ko per 72-68 incassato dalla Trenkwalder che consente a Casale di ritornare in testa in quanto, pur a pari punti (38), in vantaggio nella differenza canestri (+5). «Sono certo che i ragazzi in campo hanno prodotto il massimo sforzo fisico e per intensità, sotto questo punto di vista sono stati encomiabili. Ma in una partita come quella contro Reggio Emilia, dove il risultato si gioca punto a punto, a fare la differenza è una que- stione mentale. In gare dove ci si gioca tutto, come del resto saranno i playoff, si tratta di curare i dettagli, non voglio più vedere certe palle perse. Ma soprattutto non mi sono piaciuti alcuni errori nella scelta di non spendere dei falli quando non avevamo ancora raggiunto il bonus». E in mente il tecnico veneziano ha anche due momenti precisi. «Qualcuno, pur giocando una buona partita, è caduto in questo errore mentale. In particolare mi riferisco a due episodi a fine secondo e fine terzo quarto, quando abbiamo consentito a Valenti e Frassinet-ti di fare canestro e, alla conta finale, sono proprio i quattro punti che hanno portato alla nostra sconfitta. I tiri sbagliati ci stanno, ma errori mentali e di concentrazione non sono possibili». Eppure, al di là di una que- stione di testa, sulla partita non ha inciso nemmeno la prestazione di un impalpabile Clark, che ha tirato con 2-4 da due e addirittura 0-7 da tre. «Oggettivamente Clark ha fatto una brutta prestazione, soprattutto perché ha preso i suoi tiri piedi a terra e li ha sbagliati. Non c'è dubbio che la sua gara sia stata negativa, ma può succedere e non mi ci soffermerei troppo. Ripeto, quello che invece non posso accettare sono gli errori mentali». Strana anche la scelta di tenere a lungo in panchina Allegretti, nei primi due quarti ispiratis-simo con un cento per cento dal campo. «Nel terzo quarto la partita aveva preso un'inerzia particolare, avevamo bisogno di difendere su Bell e per questo ho deciso di giocare con tre piccoli. Ma non è stato certo questo aspetto che ha fatto la differenza».
Giacomo Garbisa
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