Walter Crovegli, chi l’avrebbe mai pensato: la pallavolo Cadelbosco in serie A2?
«E’ certamente un sogno che si realizza ma devo dire che da qualche anno ci stavo pensando. Mi sono sempre detto: un giorno andrò in A2».
Ora quel giorno è arrivato. E’ un raduno da squadra neo promossa in serie A2.
«Già ma come si dice: l’appetito vien mangiando».
Significa che punta a un’altra storica promozione?
«Non conosco bene questa categoria, però penso di aver allestito una squadra competitiva. Non dico per il primo posto ma possiamo ambire alle prime sette, vale a dire entrare nei play off».
Una squadra che si divide tra Cadelbosco e Rivalta?
«A Cadelbosco abbiamo le radici, a Rivalta la nostra casa dove giocheremo il campionato».
A Reggio c’è un vuoto lasciato dalla scomparsa della Pallavolo Reggio.
«E’ vero. Noi però non vogliamo dimenticare le nostre radici e la passione dei cadelboschesi ma è anche vero che abbiamo l’attenzione dei reggiani. Reggio è terreno fertile».
Anche perché a Reggio la pallavolo, per tradizione, è rosa.
«Proprio così, senza nulla togliere al Volley Tricolore. Noi contiamo di portare un migliaio di appassionati al palazzetto di Rivalta».
Perché non fare un altro salto di qualità e sbarcare al PalaBigi?
«Col tempo è possibile ma non quest’anno».
Crovegli è da solo in società?
«Sì, è una società di famiglia. Così quando mi stanco non devo chiedere nulla a nessuno o non ho problemi di quote».
E’ una bella responsabilità.
«Fin che regge la passione e la mia impresa, vado avanti».
Una società che vive di sponsorizzazioni?
«E’ così. Da qualche anno ho impostato una filosofia che ha visto i miei clienti quali sponsor e tifosi. Devo dire che sono molto contenti».
Crovegli si è fatto un nome anche grazie alla pallavolo?
«E’ così. Una bella favola, un pò come il Chievo Verona nel calcio».
Cadelbosco può essere orgoglioso.
«Il sindaco e i tanti tifosi ci hanno sempre accompagnato con entusiasmo, in modo particolare nelle finali dello scorso anno».
Ma vi siete resi conto dell’impresa compiuta oppure vivete ancora sull’onda lunga per la promozione in A2?
«E’ un ricordo che non si cancella, perché è stato esaltante».
Com’è la nuova Crovegli?
«Rispetto allo scorso anno sono rimaste solo cinque ragazze. Una squadra rifondata e ringiovanita. Giocatrici interessanti e di prestigio, con tre o quattro atlete esperte della categoria. Sono soddisfatto».
L’inizio di stagione è complicato?
«Esordiremo il 7 ottobre in casa con la Sala Consolina, una squadra di Salerno. Poi andremo a Frosinone, un’altra gara in casa e poi due trasferte. Sì, l’inizio è complicato. Le favorite? Casalmaggiore e poi Fontanellato».
A Rivalta, se non altro, non avrà problemi con le coincidenze con Trenkwalder e Tricolore.
«Noi giocheremo sempre la domenica pomeriggio».
Il coach Baraldi è un valore aggiunto?
«Lo ritengo un vincente e del resto ha ottenuto diverse promozioni (Piacenza e Santa Croce). Un allenatore che ho conosciuto quattro anni fa e che stimo molto. Per fortuna la nascita del figlio l’ha portato a fare la scelta di tornare a casa e ne ho subito approfittato».
Lei dunque non entra nelle scelte tecniche?
«Assolutamente no, non vado nemmeno negli spogliatoi».
E la squadra chi l’ha fatta?
«Io assieme a Baraldi. Non mi posso permettere un direttore sportivo, perché solo io so quanto posso spendere».
E’ sempre più una Crovegli fatta tutta in famiglia.
«Così non posso addossare ad altri le colpe per eventuali errori».
gazzetta di Reggio
Nessun commento:
Posta un commento