Ora la mia missione è salvare la Trenkwalder.

- Il Resto del Carlino -

07/02/2011 12:24 - «SONO qua da un mese e mezzo, quindi la responsabilità di ciò che avete visto stasera, in tutti i suoi aspetti negativi, è mia». Al termine di una delle più disastrose prestazioni, in termini soprattutto di mentalità e intensità, di tutta la storia della Pallacanestro Reggiana, coach Fabrizio Frates affronta la conferenza stampa post gara con estremo realismo: «Dopo il match con Iesi credevo di essere riuscito a cambiare l’approccio mentale della squadra e di aver dato energia positiva. Ma se poi ci presentiamo in campo, in una partita di questa importanza, nel modo che avete visto, è evidente che non ci sono ancora riuscito. Non è possibile - aggiunge Frates - arrivare a -5, palla in mano, con tutto il pubblico dalla nostra parte e poi gettare tutto al vento con un’infrazione di passi. Devo riuscire a far capire ai ragazzi - sottolinea - che devono cambiare indirizzo il prima possibile. Altrimenti si retrocede. Inutile nasconderlo: in casa Trenkwalder ci sono troppi fantasmi, e poi si aggiungono anche i nuovi arrivati. Avevamo preso Robinson convinti delle sue qualità e della sua esplosività, ma è già finito anche lui nel buco nero. Sia chiaro - precisa il tecnico dei reggiani - contro Verona nessuno ha alibi, io per primo, nessuno ha fatto il suo dovere. a parte Germani. Lui è l’unico che può andare a casa tranquillo».
La vittoria di San Severo con l’Assigeco ha ristretto ancora di più i margini dei biancorossi. «Io l’ho vista la classifica. Mi auguro che la guardino anche i ragazzi i quali, per uscire dal tunnel, in settimana dovranno parlare molto tra di loro, e poi con me: devono trovare il bandolo della matassa».
Appare davvero deluso Frates: «Sapevo che sarebbe stato difficile, ma non credevo così tanto. E’ il mio lavoro però, non posso sempre sperare di allenare una squadra che gioca bene. Ora la mia missione è salvare la Trenkwalder. Se ci riuscirò, a molti non sembrerà una gran cosa, ma potrebbe essere la più grande impresa della mia carriera».

Gabriele Gallo

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