Trenkwalde: prestazione davvero terribile per i biancorossi, e la classifica piange

di Nicola Bonafini


REGGIO EMILIA (7 febbraio 2011) - 30 anni e passa di storia di basket in serie A che rischiano venire calpestati in una stagione che ormai viaggia su un piano inclinato. L’ennesimo sfregio a questo “trentennato” è stato perpretato ieri quando la Tezenis Verona di Franco Marcelletti - applaudito lungamente e meritatamente - ha letteralmente passeggiato sui corpi inermi di sette “fantasmi” vestiti di biancorosso (i giovani Veccia, Germani e Vanni esclusi). Sarebbero quelli che portano i colori di Pallacanestro Reggiana, ma che, forse, dopo il 70- 79 di ieri, viene sollevato l’interrogativo sul fatto di esserne degni di indossarli: i colori e reggerne il vessillo. Le responsabilità di questo scempio sono evidenti e chiare a tutti i 2561 spettatori che hanno “perso” un’ora e mezza del loro prezioso tempo ad “ammirare” questa prestazione, per di più pagando e, pure, credendoci.

A DILETTANTI - Occorre dirlo schiettamente: questa squadra rischia seriamente la retrocessione. Lo dice la classifica - con la vittoria di San Severo a Casalpusterlengo la distanza dal baratro è lunga solo due punti-. Ma soprattutto, alla luce di ciò che si è visto contro gli scaligeri, questa squadra non è minimamente attrezzata per andare in campo col coltello fra i denti e lottare su ogni pallone come fosse l’ultima. La differenza fra la Trenkwalder e Verona è stata persino stridente sotto questo profilo. La Tezenis è un blocco dove tutti vanno dalla stessa parte, si aiutano e si coprono le spalle l’un con l’altro, come fanno “i soldati in battaglia”. Volete un esempio? Su una palla vagante, mentre i reggiani le correvano dietro eretti e un po’ “garruli”, i gialloblù si gettavano in tre per recuperarla. Le salvezze si guadagnano così. Con la lotta e col sudore della fronte. Gente che fa il compitino, o, come ha detto giustamente coach Frates in conferenza stampa, “da sei politico” la Reggio Emilia dei canestri non ne ha bisogno. Ma, è bene ripetere, i giocatori non si scelgono da soli, c’è gente pagata e presumibilmente competente per farlo, e nel “gioco della catena di comando” anche a loro va una bella ed evidente fetta di colpa.

BUGIARDO - La partita merita, pochi, pochissimi commenti. La ragione? Semplice. Perché ci sia “una partita”, bisogna che la giochino due squadre. Se alla partita viene solo una, questa non è più tale, ma si trasforma in un monologo. Sia sufficiente sottolineare che il 70-79 è uno dei risultati più bugiardi che si siano mai visti in via Guasco. Frutto del normale rilassamento negli ultimi minuti da parte dei ragazzi di Marcelletti ed alla solita scarica “aggiusta-statische” di Joe Smith alla fine. Altri dettagli. Reggio è stata in vantaggio una sola volta: il 2-1 di inizio partita su canestro di Smith a 9’07” dalla fine, poi Bellina si trasformava in Kevin Garnett, Renzi in Olajuwon, e Porta in Steve Nash. Il primo quarto finisce 14-23, con Reggio che non riesce ad imbastire un’azione di pallacanestro, ma che trova panieri su due “Ave Maria” di Frassineti, 3 zingarate di Smith e due liberi di Chiacig. Il secondo scivola via più o meno sul canovaccio del primo quarto, con Reggio che caracolla, e Verona quadrata che trova sempre una risposta. L’unico barlume di reazione, la Trenkwalder ce l’ha a inizio di terzo quarto, quando arriva a -5 e palla in contropiede con Smith che scarica una “forma di Parmigiano” a Fultz. “Passi”. Si va di là e Bellina spacca in due tutto: segna 7 punti di fila, uno addirittura da passaggio da rimessa laterale di uno stranito Frassineti. Altre due bombe di Jurevicus e Trepagnier completano l’opera di demolizione dei dieci “fantasmi” in biancorosso. Il resto è solo un film horror.

fonte: ilgiornaledireggio

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